
Il preventivo cantonale 2026, approvato dal Consiglio di Stato, introduce tagli che avranno conseguenze significative nel settore della presa a carico dei giovani richiedenti asilo, gestito dalla Croce Rossa Svizzera. Questa decisione ha già portato al ricollocamento o alla perdita del lavoro per 35 operatori – tra educatori e vegliatori – che finora hanno rappresentato figure di riferimento fondamentali nel percorso quotidiano di accompagnamento di questi ragazzi. Si tratta di professionisti che non solo garantivano una presenza costante e un sostegno educativo, ma che costruivano con i giovani relazioni di fiducia, aiutandoli a orientarsi in un nuovo contesto di vita, a comprenderne le regole sociali e a sviluppare le competenze necessarie per diventare autonomi.
La riduzione delle risorse comporterà una presa a carico meno intensiva per i neomaggiorenni e un accompagnamento più debole nei percorsi di integrazione sociale e professionale. Si rischia così di passare da un approccio educativo e formativo, fondato sulla relazione e sulla costruzione di competenze di vita, a un modello assistenzialistico che non favorisce il raggiungimento dell’autonomia.
Questa scelta rischia di generare, a lungo termine, costi sociali ed economici maggiori. Un risparmio immediato può infatti trasformarsi in una spesa più elevata in futuro, quando la mancata integrazione si tradurrà in maggiori bisogni assistenziali e in un numero più alto di accessi al sistema di prestazioni pubblico.
Le esperienze educative maturate mostrano infatti che investire nell’integrazione produce benefici duraturi per la collettività, sia sul piano sociale che economico. Diventa dunque oggi imprescindibile cambiare le lenti con cui il sistema politico osserva il settore sociale, considerandolo non come un costo da contenere, ma come un investimento lungimirante in una società coesa e capace di autosostenersi.
