Filippo Pfister
Conti comunali sotto pressione: il Cantone scarica e le riforme tacciono
Redazione
8 giorni fa
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Nelle scorse settimane sono stati presentati i preventivi 2026 delle principali città del Cantone. Al di là dei singoli risultati, il fil rouge delle varie conferenze stampa indette dagli Esecutivi è principalmente uno: il continuo aumento delle spese che il Cantone, nel tentativo di fare quadrare i propri conti, riversa sugli enti locali.

A tal proposito è bene ricordare che nell’ormai lontano 2015 veniva lanciato il progetto “Ticino 2020” con l’obiettivo di ridefinire i rapporti tra Cantone e Comuni, restituendo centralità al principio di sussidiarietà e rafforzando l’autonomia locale. A oltre dieci anni di distanza però la realtà racconta una storia diversa. La riforma è rimasta incompiuta e i Comuni si trovano oggi a fronteggiare una situazione sempre più insostenibile, schiacciati da un crescente trasferimento di oneri senza un adeguato riequilibrio delle risorse.

Il principio di sussidiarietà, che dovrebbe garantire che le decisioni vengano prese il più vicino possibile ai cittadini, è stato progressivamente svuotato. In teoria, “Ticino 2020” avrebbe dovuto chiarire le competenze tra Cantone e Comuni, semplificare i flussi finanziari e rafforzare la capacità di azione degli enti locali. In pratica il Cantone ha continuato a scaricare compiti e costi verso il basso, spesso senza fornire i mezzi necessari per affrontarli.

I Comuni si trovano così a gestire servizi sempre più complessi – dalla scuola alla questione anziani, dalla pianificazione territoriale alla sicurezza, senza dimenticare la socialità – con risorse limitate e margini di manovra ridotti. Il risultato è un sistema sbilanciato, dove l’autonomia locale è più formale che sostanziale.

Dall’alto non vi è alcuna progettualità volta a rilanciare le necessarie riforme. Nessuna svolta, nessuna visione condivisa, nessuna accelerazione concreta. Solo una gestione ordinaria che ha abbandonato gli enti locali a sé stessi di fronte a sfide straordinarie.

Nel frattempo la pressione finanziaria aumenta: le richieste di servizi da parte dei cittadini crescono mentre le risorse disponibili stagnano o diminuiscono. Alcuni Comuni, soprattutto quelli più piccoli o periferici, faticano a garantire i livelli minimi di prestazione mentre quelli che, secondo determinati parametri, risultano essere più solidi, soffrono a loro volta a causa di sistemi perequativi iniqui e che andrebbero decisamente rivisti.

È tempo di riformare il sistema, non con piccoli ritocchi o compromessi al ribasso, ma con una visione chiara e un impegno politico forte. Serve un nuovo patto istituzionale che riconosca il ruolo cruciale dei Comuni, li doti di strumenti adeguati e ristabilisca un equilibrio equo tra i livelli di governo. Occorre ridefinire con precisione le competenze evitando sovrapposizioni e ambiguità, rivedere i flussi finanziari garantendo che a ogni compito corrispondano risorse adeguate e migliorare i sistemi perequativi intercomunali. Le riforme sulla ripartizione delle spese tra Cantone e Comuni sono necessarie, oggi più che mai, perché senza Comuni forti, il Cantone è più debole. D’altronde la fiducia dei cittadini nelle istituzioni si costruisce – o si perde – proprio nella quotidianità dei servizi locali; non si tratta quindi solo di una questione tecnica ma di una scelta politica, di responsabilità e di visione.

Filippo Pfister, Presidente PLR Mendrisio

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