
C’è solo da rallegrarsi, ma sembra proprio che pochi siano disposti a farlo, per i dati del consuntivo 2008. Finalmente si esce dal rosso costante e ci si può presentare al confronto con gli altri cantoni con un avanzo d’esercizio, anche se per poco. Dove il poco è d’ordine quantitativo, al cospetto delle chiusure di molti altri cantoni, che presentano avanzi eccezionali, e, purtroppo, il poco è anche d’ordine temporale, poiché il risultato favorevole sembra essere destinato a non durare, complice il ribaltamento congiunturale in atto, con la necessità di spese maggiori per pararne gli effetti, e la parallela diminuzione delle entrate. Ma intanto godiamoci questa novità, che non è l’unica. Benché la sostanza conti più della forma, non si può non sottolineare che i conti si presentano quest’anno anche in veste rinnovata, che ne consente una lettura più attenta. Il risultato d’esercizio positivo del 2008 è qualcosa di comunque poco rilevante. Infatti, è poco rilevante se, da un lato, lo si confronta con i risultati già menzionati conseguiti negli altri Cantoni e soprattutto, dall’altro, se si tiene conto di alcuni altri dati, pure esposti nella nuova presentazione dei conti dello Stato. Fra questi dati che inducono alla prudenza, pur nella positiva valutazione del risultato, spicca l’assenza di capitale proprio, consumato dai disavanzi d’esercizio dagli anni 2006 innanzi (e anche prima, se non ci fosse stato il provento straordinario della oro della Banca nazionale svizzera). Poi c’è naturalmente il debito pubblico, di 1,220 miliardi di franchi a fine 2008. A questo si aggiunge quello pure miliardario della Cassa pensione dei dipendenti dello Stato e dei docenti, cui fanno capo anche non pochi comuni, che deve pertanto essere risanata. Ma ciò potrà essere fatto, come è avvenuto fin qui in tutta la Svizzera, Confederazione e cantoni, solo con un massiccio intervento dello Stato: infatti le misure di risanamento, distribuite tra datore di lavoro e assicurati, da sole non basteranno mai, pur realizzando l’ormai irrinunciabile passaggio dal primato delle prestazioni al primato dei contributi. Ragioni ed eventuali meriti per il positivo risultato? Come al solito, contrariamente alle semplificazioni che sono corse fin troppo disinvoltamente in questi giorni, vi sono più ragioni e pertanto anche più meriti. Cominciando da lontano si può forse ricordare, a merito anche del Parlamento, la manovra finanziaria votata con il Preventivo 2005, sulla scorta di un intenso lavoro di cucitura tra i partner sociali e politici. Manovra di cui si vedono effetti, se non nella riduzione delle spese statali, nel loro contenimento. Giusta è dunque stata la continuità che ha voluto dare il Parlamento a questo contenimento della spesa pubblica, approvando lo scorso mese di dicembre, con il carro tirato come al solito dal gruppo del PLRT, anche la manovra finanziaria collegata al preventivo di quest’anno; una manovra che ha l’obiettivo di un risanamento strutturale delle finanze del Cantone, anche se la cattiva congiuntura e le recenti misure anticrisi approvate dal Governo imporranno uno slittamento delle scadenze. Certamente una buona ragione sta anche nell’importante crescita del gettito fiscale, dovuta a sopravvenienze degli anni passati e alla buona congiuntura, di cui ha goduto il Cantone fino allo scorso anno e che ha raggiunto l’apice nel 2007, mentre ora sta bruscamente calando. Infine, per chi vuole lo Stato snello, lo Stato non invadente, lo Stato che anche tutti i liberali radicali vogliono, c’è una buona notizia: nel riparto funzionale delle spese correnti la quota delle spese per il personale dello Stato è scesa di 4 punti percentuali dal 1996 al 2008 (dal 33,8 per cento al 29,8), quella per beni e servizi è pure scesa di 1,6 punti percentuali (dal 10,1 per cento a 8,5). Per contro, la quota per i contributi è salita di quasi 6 punti percentuali (dal 36,7 per cento a 42,5), proprio per realizzare quello Stato sussidiario che da tutti è ambito
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