
I favorevoli all’imposizione individuale contestano solo (molto) parzialmente le previsioni delle conseguenze di un’eventuale accettazione della misura, come dimostra il continuo ricorso ad argomentazioni di principio. Principi pienamente condivisibili, stiamo però parlando di politica fiscale e me ne perdoneranno i professionisti e le professioniste del settore, e questo è però un ambito dove sono soprattutto i numeri a parlare e a definire se i principi si traducono in misure concrete per la popolazione. E i numeri parlano chiaro, come ha per esempio illustrato abilmente Paolo Pamini in queste settimane. Infatti, con un’accettazione dell’imposizione individuale, il numero di funzionari è destinato ad aumentare in maniera impressionante (evviva la semplificazione amministrativa e burocratica!), mentre il gettito fiscale complessivo diminuirà (andando a pesare sulle famiglie a reddito medio-basso e favorendo solo quelle con redditi quasi uguali).
Votiamo NO
Nessuno, nemmeno tra i favorevoli afferma che i posti di lavoro che potrebbero venire creati nel settore privato compenserebbero tale calo. È quindi legittimo aspettarsi una riduzione dei servizi pubblici e un aumento delle imposte. Di certo riguarderebbero anche i beneficiari del nuovo sistema fiscale. Non si chiamerebbe più penalizzazione, ma l’onere fiscale resterebbe e aumenterebbe persino per pagare i nuovi funzionari/controllori. Riconosciamo semplicemente che il Parlamento si è fatto prendere la mano e votiamo NO alla Legge federale sull'imposizione individuale, come anche richiesto da molti Cantoni e da esperti del settore delle finanze.
Sem Genini, Segretario agricolo cantonale e Gran Consigliere, Cresciano

