
C’è chi diceva che con il decreto Morisoli non ci sarebbero stati tagli e che tutto sarebbe stato indolore. “Semplice contenimento della spesa”, si diceva. Ce la ricordiamo ancora la promessa di non andare a toccare le persone in difficoltà e il ceto medio? Ebbene ora ci troviamo con un taglio di 57 milioni ai sussidi per la cassa malati, per l’aiuto agli anziani, ai disabili e ai bambini; un taglio di 28 milioni ai dipendenti statali che perlopiù appartengono a quel ceto medio che i partiti di centro-destra dicono di voler aiutare; un aumento delle entrate per quasi 40 milioni a carico perlopiù, indovinate un po’, sempre del ceto medio, perché prendere i soldi da chi ne ha in abbondanza, per carità, non si può. Chapeau!
Forse ora si capisce perché i partiti borghesi hanno voluto ritardare la pubblicazione del preventivo 2024 a quattro giorni dalla chiusura delle urne per le federali. Non sia mai che la gente abbia troppo tempo per capire che è stata ingannata con “balle belle e buone”. Dopo essersi fatti condurre per il naso da Morisoli e Pamini, i partiti borghesi – con un distinguo per l’anima sociale del Centro – hanno illuso cittadine e cittadini, facendo loro credere che avallare il decreto sul pareggio del conto economico entro il 2025 sarebbe stato ampiamente sostenibile. Ed ora, proprio quando il rincaro si fa sentire in maniera dolorosa – in particolare tra il ceto medio e medio basso – queste fasce della popolazione vengono ancora più indebolite e il ceto medio ancora più spremuto per preparare lo sgravio fiscale a favore prioritariamente – manco a dirlo – delle fasce più abbienti, con la ritrita promessa che dare i soldi ai ricchi porta lavoro e benessere a tutti.
A chi crede ancora a questa favoletta è forse bene ricordare che il PIL pro-capite in Ticino è perlopiù sempre cresciuto dal 2008 ad oggi (da 80'000 franchi nel 2008 a 87'000 nel 2019). L’economia cantonale ha dunque attirato sempre più denaro. Ma quale è stato il risultato? Ci abbiamo guadagnato tutti? No. Gli esentasse – ovvero quelli che non possono contribuire alla spesa dello Stato perché pagati troppo poco – sono sempre aumentati (dal 23.4% al 26.4 dei contribuenti), mentre nel contempo il ceto medio si è impoverito, con relativo aumento di spese dello Stato per sussidi a chi non sbarca il lunario, e i ricchi sono diventati ancora più ricchi. Domanda: chi tiene in mano le redini dell’economia e determina lo stipendio di lavoratori e lavoratrici? Da quali partiti sono rappresentati questi datori di lavoro? Quali sono i partiti che, mancando soldi per nutrire i loro circoli economici esclusivi, stanno ora drenando soldi dallo Stato e dagli stipendi di lavoratrici e lavoratori (come hanno già fatto negli ultimi anni, essendo aumentati gli esentasse) per nutrire ancor di più il loro capitale? Quali sono i partiti che hanno i soldi per tappezzare Ticino e media cantonali di inserzioni e manifesti elettorali e per inviarci squallidi volantini che ci dicono come votare?
Questi sono i partiti che sono riusciti a convincere il Ticino che con un debito pubblico dell’8% rispetto al PIL cantonale (quando la Svizzera ha il 16% e i paesi europei sono perlopiù nettamente sopra il 30–50 %), il Cantone va in bancarotta e pertanto bisogna darsi all’austerità invece di rilanciare l’economia e orientarla verso la transizione energetica ed ecologica con decisi investimenti statali che trascinano poi quelli privati.
È bene che l’elettorato cantonale si desti da questo incubo e dia credito a chi vuole rilanciare il Cantone e la Svizzera con politiche che sostengono tutte le persone e non solamente quelle più ricche, nella speranza che poi sgoccioli qualcosa dall’alto.
Marco Noi, candidato al Consiglio Nazionale, Verdi del Ticino

