
In questi giorni è stato depositato presso le cancellerie comunali il Piano d’utilizzo cantonale (PUC) del parco del Piano di Magadino (PdM). Circa duecento dense pagine in consultazione sino alla fine di gennaio. Premetto che ho partecipato all’allestimento delle osservazioni e ai lavori che hanno portato alla scheda di Piano Direttore PdM che si sono protratti dal 1995 al 2003. Scheda che regolamentava numerose attività tra cui anche quella del parco. L’associazione che rappresento in veste di segretario, l’Unione contadini ticinesi, si è sempre dichiarata favorevole ad un parco sul PdM e aveva proposto parecchi contenuti per il settore che la riguarda. Aveva anche chiesto, senza successo, di inglobare i vigneti di collina che circondano questo vasto comprensorio, quale coltura unica per il valore paesaggistico e l’alto valore aggiunto manuale che la caratterizza. In Ticino il tema parchi è un po’ più conosciuto negli ultimi dieci anni grazie ai progetti del locarnese e del Parc Adula. Nella Legge federale i parchi sono regolamentati dal 2005. La Legge cantonale del 2001 menziona le categorie di parchi previsti e rimanda i dettagli ad un regolamento ad oggi non ancora varato. Nel 2003 per realizzare il parco della Valle della Motta, un parco di modeste dimensioni con un comprensorio di centoottanta ettari al posto dei quasi duemila del PdM, si è utilizzato lo strumento del PUC. In veste di relatore di questo rapporto del Gran Consiglio, notai distacco e poca identificazione dei principali attori presenti sul territorio. Notai anche un forte carattere di tutela della natura che per le regolamentazioni allora vigenti si spingeva oltre a quanto previsto. Il risultato fu che una Commissione dovette quasi sostituirsi agli attori per “completare” il parco. Al PUC furono interposti ricorsi. Per il Parco del PdM ho partecipato ai lavori d’allestimento e ora a bocce ferme cerco di trarre alcune considerazioni. La procedura che porta a definire il PUC, coinvolge troppo poco la gente e i vari enti. Il metodo di lavoro per l’allestimento del parco rende i principali attori passivi. Con una tabella di marcia da professionisti, attraverso mandati e amministratori, si recuperano informazioni sul territorio per descriverlo. I riscontri di questo modo di operare, emergono ad esempio con un preoccupante distacco dei Comuni. Alla serata informativa erano presenti tre Comuni su quattordici! Siamo nella fase finale, si regolamenta il futuro del comprensorio più grande ed importante del Ticino! Questa procedura non è ideale per fare emergere e recepire a fondo parecchie dinamiche di questo comprensorio, della sua storia, dei cittadini che vi vivono e operano, delle associazioni attive da sempre, delle innumerevoli relazioni che il PdM ha con il resto del paese. Il PUC porta a lacune, mentre la procedura federale è addirittura all’opposto! Si estende sull’arco di parecchi anni, l’amministrazione federale si limita ad accompagnare un’associazione che opera in primis e coinvolge tutti gli attori presenti sul campo. Il valore aggiunto arriva dalla base. Alla fine si sfocia in una votazione popolare e non, per certi versi, ad un distaccato avviso di deposito progetto che troppi ignoreranno. Cleto Ferrari, Lega dei Ticinesi
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