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Cleto Ferrari - Di propaganda, lungimiranza e speculatori
Redazione
14 anni fa

In merito al tema del ritorno dei grandi predatori e in particolare del lupo, le associazioni agricole e rurali cantonali si sono mosse anni fa, nella seconda metà degli anni novanta, documentandosi e sollevando pubblicamente le loro preoccupazione per il futuro dell’allevamento cantonale ovino e caprino. I primi attacchi alle greggi su nostro territorio da parte di grandi predatori scatenarono fiumi di parole tra favorevoli e contrari. In quei periodi i difensori del settore agricolo venivano regolarmente tacciati dalle associazioni ambientaliste di esagerati in quanto di fatto le predazioni da lupo erano poche. Queste associazioni ma anche gli Uffici federali coinvolti volevano evidentemente sminuire l’entità del problema e continuare ad indottrinare indisturbati ed incontrastati la nostra popolazione su teorici benefici del ritorno dei grandi predatori. Si permettevano di “vendere” come efficaci, improvvisate ricette di prevenzione. Vi era poi al nostro interno qualche paladino che prevedeva affari svendendo l’affermata tradizione e l’amore per i propri animali e promuovendo alternative dell’allevamento che ora si dimostrano anch’esse fragili davanti a questa minaccia. Vera e propria propaganda volta a mettere a tacere un’esigua fetta di seri ed efficienti agricoltori. Da parte agricola e rurale si replicava in modo chiaro e concreto facendo capire ai cittadini che il dibattito in corso era volto ad esprimere solidarietà alle inermi aziende toccate da predazioni e prioritariamente a chiarire i termini della questione, ossia che l’obiettivo finale non sbandierato del ritorno del lupo era l’insediamento sul nostro territorio di veri e propri incontrollabili branchi. Scenario fatale per noi ma non solo. Indipendentemente dal fatto se vi era o meno simpatia nei confronti del lupo o dell’orso, la difficile morfologia del territorio cantonale e le interessanti modalità di allevamento e gestione degli esigui spazi disponibili rendevano impossibile una convivenza e quindi i termini della questione erano e sono o il lupo e l’orso o l’allevamento. L’arrivo di famiglie di lupi porterà le nostre vallate ad un vero e proprio impoverimento paesaggistico, turistico, gastronomico, sociale e addirittura ad un impoverimento a livello di biodiversità. Attraverso più petizioni si raccolsero numerose firme e ci furono atti parlamentari. Il Gran Consiglio nell’evadere questi atti poté vedere e toccare con mano la realtà dell’allevamento montano cantonale e decise in modo competente di sostenere il settore agricolo chiedendo di fare riconoscere agli Uffici federali l’impossibilità di una efficace prevenzione e quindi promuovendo il principio di soglie di intervento più rapide contro questi predatori per evitare un vero e proprio tracollo di vaste aree rurali. Questi punti saldi raggiunti sono fondamentali e tracciano la strada da seguire ora che un primo branco di lupi si è insediato nei Grigioni e importanti progetti di parchi nazionali sono in fase di attuazione. Anche le notizie che arrivano dall’estero non sono sicuramente confortanti visto che nemmeno le mandrie di vacche nutrici sono risparmiate da branchi di lupi sempre più consistenti e organizzati. Cleto Ferrari

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