
Prima di Natale il Consiglio di Stato ha licenziato importanti modifiche di legge di incidenza territoriale. Mi riferisco al messaggio inerente la compensazione di vantaggi e svantaggi derivanti dalla pianificazione del territorio. In base a queste normative saranno prelevati cospicui mezzi finanziari a coloro che grazie a modifiche del piano regolatore potranno godere di benefici di carattere edificatorio. Centrale per il settore agricolo è capire come verrà utilizzato il denaro prelevato ai privati. La proposta di modifica di legge prevede quanto segue: Art. 98 1I proventi del contributo di plusvalore sono ripartiti a metà fra Comune di situazione del terreno e Cantone. 2Essi sono destinati a misure di sviluppo territoriale qualificate, in particolare interventi di valorizzazione territoriale e del paesaggio o ad indennità d’espropriazione materiale. La più importante politica settoriale che crea paesaggio su vasta scala e attrattiva al nostro cantone, ossia l’agricoltura, viene piuttosto trascurata. Siamo ancora una volta confrontati a modalità d’impiego di mezzi pubblici che con ogni probabilità creeranno tanta teoria, cataste di carta e alla fine delle procedure rimarranno briciole per chi le braccia le usa per lasciare un segno nel solco della cultura e tradizione sul nostro territorio rurale sempre più appiattito dall’incolto. Il settore economico primario, oggi riscoperto anche per l’importanza che può svolgere a livello paesaggistico, turistico, gastronomico e in generale nell’agroalimentare, in contrapposizione alla banalizzazione dettata dalla globalizzazione, ha bisogno più che mai di mezzi finanziari per poter essere all’altezza delle aspettative e distinguersi dalla concorrenza. Non dimentichiamo che l’agricoltura ticinese è stata la grande dimenticata sia a livello federale che cantonale. A livello federale per il semplice fatto che la politica agricola praticata è indirizzata a risolvere problematiche diametralmente opposte alle nostre. A livello cantonale la difficile tradizione agricola di sussistenza praticata da quasi tutte le famiglie ticinesi è stata soppiantata dall’improvviso benessere portato dalle grandi vie di comunicazione e dalla piazza finanziaria. Il primario è così viepiù caduto nel dimenticatoio e solo di recente inizia ad essere rivalutato. L’agricoltura ticinese è fragile e soffre a livello strutturale e fondiario, non da ultimo per la politica edificatoria sino a pochi anni fa praticata. Ha subito un’incredibile erosione di territorio e lo stesso oltre ad essere disperso non è in proprietà degli agricoltori. Se in futuro vorremo ancora avere braccia che lasciano un segno tangibile nella gestione del territorio, creando paesaggio di qualità e tradizione e le premesse per prodotti agroalimentari tipici, controllati e di prossimità, con importanti ricadute per la qualità di vita e il turismo, l’appena citato art. 98 dovrà senza dubbi parlare di concrete ed immediate misure agricole nell’interesse del Ticino e dei ticinesi. Cleto Ferrari, Segretario agricolo e Deputato Lega
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