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Claudio Franscella - Un'iniziativa troppo costosa e poco efficace
Redazione
12 anni fa

Iniziativa “aiutiamo le scuole comunali”: troppo costosa e poco efficace

L’iniziativa “aiutiamo le scuole comunali, in votazione il prossimo 28 settembre, ha avuto il pregio di attirare l’attenzione verso un settore delicato quale quello della scuola dell’obbligo e ha posto sul tavolo tutta una serie di richieste di natura pedagogica e, soprattutto, organizzativa. I costi però che derivano dall’applicazione di tutte le richieste sono troppo elevati in rapporto ai benefici riportati. L’incidenza finanziaria di quest’iniziativa, che si aggira attorno ai 28/38 milioni di franchi di gestione corrente più 80 milioni circa di edilizia scolastica, è difficilmente sopportabile dagli enti pubblici. Il Cantone, che negli ultimi anni ha accumulato disavanzi importanti, non è in grado di assicurare il corrispondente finanziamento senza indebitarsi ulteriormente e molti Comuni sarebbero in oggettive difficoltà nel far fronte a questa ulteriore spesa, con il rischio di dover aumentare i moltiplicatori d’imposta.

Il Consiglio di Stato e il Parlamento non sono però stati con le mani in mano e, in questi ultimi anni, hanno fatto delle scelte di priorità approvando tutta una serie di misure tese al miglioramento della qualità delle nostre scuole quali l’obbligo per i Comuni di accogliere i bambini di tre anni alla scuola dell’infanzia, la cantonalizzazione e il potenziamento del sostegno pedagogico, l’approvazione del concordato Harmos, la generalizzazione delle direzioni degli istituti comunali, l’introduzione della misura che dà la facoltà ai Comuni di assumere docenti di appoggio per le monoclassi con più di 22 allievi e, infine, l’aumento di una classe degli stipendi di tutti i docenti. Misure che, è utile sottolinearlo, hanno comportato un costo superiore ai 15 milioni di franchi.

Ora rimangono ancora sul tavolo alcune richieste – in particolare la diminuzione di allievi per classe da 25 a 20 e la generalizzazione di mense e doposcuola – che sono state giudicate dal Parlamento poco opportune.

Infatti per quanto riguarda il numero di allievi dobbiamo dire che nel grado primario il cantone Ticino ha un numero medio di 18,3 allievi per classe, quando la media nazionale è di 18,9. Da sottolineare poi che su 791 classi solamente 12 raggiungono il numero massimo di 25 allievi, 13 arrivano a 24 allievi e 40 ne hanno 23. L’abbassamento del numero di allievi da 25 a 20 sarebbe quindi un piccolo alleggerimento per pochi. È utile ricordare che nel resto della Svizzera 21 Cantoni hanno un limite massimo che si situa tra i 24 e i 28 allievi per classe e quindi il Ticino è perfettamente in linea con tutti gli altri. Gli specialisti ritengono inoltre che, anche senza l’abbassamento del numero massimo di allievi per classe, sia garantita – grazie a tutte le misure messe in atto e, in particolare, all’introduzione del docente di appoggio – una solida formazione iniziale dei nostri allievi. Diversi studiosi ritengono addirittura che non si possa ad oggi dimostrare che le classi ridotte siano più efficaci di quelle numerose (riferite ai nostri numeri). Infatti i fattori che determinano la qualità tra una scuola e l’altra sono soprattutto lo spirito che regna nelle scuole, lo stile con il quale sono gestite, le caratteristiche cognitive e socio-culturali degli allievi, il modo di operare dei docenti, il loro impegno e le loro competenze, oltre alle modalità di controllo. In altre parole la qualità non deriva necessariamente dalla quantità.

Anche sulla richiesta di generalizzazione di mense e doposcuola vi sono forti dubbi: i dati del censimento 2010/2011 dicono che nel 90% delle sedi di scuola dell’infanzia c’è già un servizio pasti, mentre che nel 70% dei comuni è attiva una refezione per le scuole elementari e che l’assenza di questi servizi nel 30% dei comuni rimanenti è dovuta in buona parte ad una mancanza di richiesta da parte delle famiglie. Prima di andare a generalizzare indistintamente, creando costi parzialmente non giustificati, bisogna quindi riflettere e approfondire meglio le questioni .E proprio a questo proposito un gruppo interdipartimentale (DECS / DSS) si sta orientando verso la generalizzazione della refezione alla SI, l’obbligo di prevedere 1 sezione a orario prolungato per ogni comune con più di 5000 abitanti e lo sviluppo dei servizi di refezioni e doposcuola per la SE in maniera sinergica con i Comuni e con gli enti parapubblici e privati. Proposte concrete, rispettose dell’autonomia comunale e finanziariamente equilibrate per sostenere i genitori nel conciliare famiglia, lavoro e formazione.

In considerazione delle importanti riforme in atto invito quindi i cittadini e le cittadine a votare no a questa fuorviante, dispendiosa e poco puntuale iniziativa.

Continuiamo invece ad investire nella formazione dei nostri giovani e nel perfezionamento e aggiornamento continuo dei nostri insegnanti, ma in modo mirato, efficace e sopportabile.

Claudio Franscella

Deputato al Gran Consiglio e membro della Commissione scolastica

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