
La nostra Costituzione cantonale prevede la possibilità della revoca del Governo. Analoga misura invece non è prevista a livello comunale. E questo è strano in quanto i due esecutivi- cantonale e comunale- sono eletti democraticamente dal popolo per l’identica durata di un quadriennio e non si capisce quindi per quale ragione si dovrebbe privare il ticinese del diritto di proporre la revoca di un Municipio, mentre si salvaguarda quello di compiere questo passo a carico del Governo cantonale. A seguito di un’iniziativa parlamentare formulata da Alex Pedrazzini e cofirmatari e della decisione del Gran Consiglio del 20 ottobre 2009 che l’ha accolta, le elettrici e gli elettori ticinesi saranno quindi chiamati prossimamente ad esprimersi sull’introduzione nella Costituzione della facoltà di revoca del Municipio. Si tratta di una misura eccezionale che però potrebbe diventare una concreta possibilità per sbloccare situazioni di stallo permanente, legate a dinamiche interne all’esecutivo o a tensioni insanabili tra esecutivo e legislativo. E i recenti episodi capitati in alcuni comuni ticinesi, che stanno di fatto condizionando l’attività istituzionale, dimostrano in maniera evidente l’utilità di creare un parallelismo con quanto già c’è a livello cantonale. In un sistema democratico l’esistenza del rinnovo anticipato del Municipio contribuirebbe poi a rafforzare ancor di più il principio fondamentale dell’autonomia comunale e questa soluzione può essere considerata migliore di quella -ipoteticamente prospettabile- di un intervento dell’autorità di vigilanza volta a dissolvere gli organi del comune e a indire nuove elezioni. Intendiamoci, la Sezione degli enti locali svolge un compito di controllo importante e lo fa bene, anche se -il più delle volte- si limita ad intervenire in casi di manifesta illegalità e non per diatribe o dissidi interni. In effetti, dando uno sguardo al passato, scopriamo che mai questo ente cantonale ha destituito un Municipio o un municipale. Sono inoltre convinto che non vi sarà un rischio di abuso di questa misura, anche perchè i “paletti” inseriti nella proposta sono importanti e diversificati: innanzitutto questa strada sarà praticabile solamente il secondo e il terzo anno di legislatura, la domanda di revoca dovrà raccogliere l’adesione di almeno il 30 per cento dei cittadini aventi diritto di voto (in votazione sarà poi il 50 per cento dei votanti a dover dire di sì!) e si tratterà sempre di una misura eccezionale. Con questa opzione offriamo invece alla nostra democrazia uno strumento supplementare che nessuno è costretto a utilizzare, ma che costituisce un più, soprattutto in quei casi dove la situazione è diventata insostenibile. Altro non si fa che mettere a disposizione dei cittadini ticinesi quello stesso strumento di cui già dispongono, da cento anni, nei confronti del Governo cantonale. Strumento, tra l’altro, qualche volta minacciato ma mai utilizzato. E’ quindi facile pensare che il popolo non farà un uso smodato e irragionevole di questo diritto nemmeno per l’ente comunale, soprattutto perché il cittadino è per fortuna molto più saggio di quanti - a volte- sembrano pensare. Per tutte queste ragioni voterò un sì convinto a questa modifica costituzionale. Claudio Franscella, deputato PPD in Parlamento
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