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Claudio Franscella - Ecco perché dico no alla tassa di collegamento
Claudio Franscella - Ecco perché dico no alla tassa di collegamento
Claudio Franscella - Ecco perché dico no alla tassa di collegamento
Redazione
10 anni fa

Ci sono diverse ragioni per opporsi alla tassa di collegamento sulla quale andremo a votare la settimana prossima, alcune fondate sugli effetti concreti che questo balzello potrà avere per tutti noi e una, ma altrettanto importante, di principio.

Quali sono gli effetti concreti di questa tassa che mi hanno indotto ad oppormi a questo nuovo balzello? Innanzitutto va sottolineato che questa tassa la pagheremo tutti noi ticinesi. Sì perché non è assolutamente vero, come tentano di farci inutilmente credere i fautori dell’iniziativa, che a pagare saranno i cosiddetti grandi attrattori di traffico, ossia i centri commerciali e le aziende di certe dimensioni. Che senso avrebbe infatti un onere fiscale che andrebbe a colpire solo i proprietari dei parcheggi senza che questi la addebitassero agli automobilisti? Come possiamo sperare che una misura generi effetti sul traffico se gli utenti della strada non venissero chiamati alla cassa? E’ quindi evidente che questa misura è stata concepita dal Dipartimento del territorio con la chiara volontà di colpire gli automobilisti, non i centri commerciali o le aziende. Ma gli automobilisti siamo tutti noi, non i frontalieri che utilizzano meno di un terzo di tutti i parcheggi che saranno oggetto dell’imposizione fiscale. Attenzione quindi alle fantasiose argomentazioni dei difensori della tassa quando tentano di tranquillizzarci ripetendo in modo poco convinto “tanto non sarete voi a pagare”. Attenzione a questa trappola tanto pericolosa quanto inefficace. Inefficace perché non avrà alcun effetto sulla diminuzione del traffico. Pensiamo infatti a tutte quelle persone per le quali il trasporto pubblico non offre valide alternative, ad esempio a chi abita nelle zone discoste e periferiche. Per queste famiglie si tratta di almeno 1'000 franchi in più di spese all’anno in un momento in cui il Governo ticinese ha appena proposto di ridurre le deduzioni fiscali per l’uso dell’automobile, che la Confederazione ha già limitato a 3'000 franchi. Un doppio svantaggio quindi per le famiglie ticinesi.

Veniamo infine alla questione di principio. Anche se è stata chiamata tassa in realtà si tratta di un’imposta. Qual è la differenza? La differenza consiste nel fatto che una tassa deve offrire al cittadino contribuente una controprestazione concreta per l’onere finanziario a suo carico. Ad esempio, quanto l’ente pubblico realizza delle opere che avvantaggiano in modo concreto alcuni proprietari immobiliari (canalizzazioni, accessi stradali,…) può esigere da questi cittadini un contributo finanziario adeguato. Il principio è semplice: lo Stato mi genera un vantaggio concreto e io pago una parte delle spese. Le imposte servono invece a finanziare i compiti generali dell’ente pubblico. In altre parole quando io pago le imposte non posso attendermi nulla in cambio. Proprio come per la tassa di collegamento. In effetti i soldi che il Cantone potrà incassare non serviranno a realizzare infrastrutture di trasporto a vantaggio di chi ha pagato. Questi soldi finiranno nel solito calderone per coprire i buchi finanziari del Cantone. Ricordiamo al riguardo che in tutti gli altri Cantoni della Svizzera i trasporti pubblici sono finanziati con le imposte ordinarie, non con tasse specifiche inventate ad arte. Ma le imposte ordinarie noi in Ticino già le paghiamo, ogni anno. E allora perché pagare due volte? Io non ci sto e voterò quindi contro la modifica della legge sui trasporti pubblici.

Claudio Franscella

Deputato al Gran Consiglio per il PPD

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