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Claudio Franscella - Borse di studio: iniziativa controproducente
Redazione
11 anni fa

L’iniziativa popolare “Sulle borse di studio” - che chiede che in futuro i sussidi all’istruzione per gli studenti delle scuole universitarie e per chi segue una formazione professionale superiore siano armonizzati in tutta la Svizzera - pur se accattivante e anche in parte condivisibile, costituisce un’ingerenza nella sovranità cantonale.

Infatti l’istruzione, nel federalismo elvetico, è una prerogativa cantonale e in questo ambito rientrano anche le borse di studio. Ciò significa che i Cantoni fissano autonomamente i criteri e le condizioni per il loro ottenimento, nonché il loro importo. Le diverse condizioni e situazioni che ci sono tra un cantone e l’altro, soprattutto per quanto concerne il costo della vita e i costi che si devono sostenere per gli studi, non giustificano quindi una centralizzazione delle competenze a livello federale in questo ambito.

È però opportuno sottolineare che comunque i cantoni hanno già fatto molto (e molto stanno ancora facendo) per ridurre il più possibile le differenze intercantonali nel campo dei sussidi all’istruzione. Infatti hanno definito in un concordato i principi per la concessione di sussidi all’istruzione e hanno fissato degli importi minimi. Ad esempio, gli studenti delle scuole universitarie e le persone impegnate in una formazione professionale superiore hanno diritto già oggi ad una borsa di studio intera e ricevono almeno 16mila franchi all’anno (e se hanno figli l’importo è ancora più importante). I cantoni possono poi accordare somme più elevate, ma non inferiori.

In Svizzera, nel 2013, i cantoni hanno versato globalmente 334 milioni di franchi di contributi alla formazione, di cui il 95% sotto forma di borse di studio e il 53% di queste ultime è stato assegnato a studenti del livello terziario.

Non gettiamo quindi alle ortiche decenni di trattative che hanno portato a questi risultati e a questo accordo a cui hanno aderito, sino ad ora, 16 cantoni su 26. Oltretutto per incentivare l’armonizzazione a livello nazionale, siccome il Concordato non è vincolante per i cantoni che non lo firmano, il Parlamento ha pure adottato una revisione della “Legge federale sui sussidi all’istruzione”, così da subordinare i contributi della Confederazione al rispetto delle sue disposizioni minime formali. E questo significa che i cantoni non riceveranno più contributi federali se non rispettano alcuni importanti criteri in materia di concessione dei sussidi fissati nel Concordato. La garanzia di equità è quindi già oggi garantita da questa Legge, che però potrà entrare in vigore solamente se in votazione popolare l’iniziativa sulle borse di studio verrà respinta.

Da evidenziare infine il fatto che quest’iniziativa comporterebbe, se dovesse venire accettata dal popolo, un considerevole aumento delle spese a carico della Confederazione e pure dei cantoni. Infatti con l’estensione delle borse di studio lo Stato, rispetto ad oggi, dovrebbe versare circa 500 milioni di franchi all’anno in più. E questa è una somma considerevole alla quale si aggiungerebbero costi amministrativi supplementari causati da nuovi compiti, stimati in centinaia di migliaia di franchi all’anno.

Posso concludere dicendo che questo cambiamento poco federalista è molto costoso, porterebbe via soldi ad altri campi della formazione e servirebbe a poco, visto che in Svizzera attualmente il sistema formativo funziona bene.Accettare quindi quest’iniziativa è, a mio giudizio, rischioso e controproducente.

Claudio Franscella

Deputato al Gran ConsiglioMembro della Commissione scolastica

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