
Mi piacerebbe parlare di grandi princìpi e temi universali, ma una candidatura al legislativo cittadino comporta il fatto di doversi chinare su temi che scendono nel particolare delle esigenze quotidiane dei cittadini e degli abitanti della città, e se ve ne è uno che mi sta a cuore è quello della mobilità. La recente e peraltro programmata chiusura al traffico di Via Bossi, prevista dal 5 febbraio al 24 dicembre del 2024, ha evidenziato come, cambiare di una virgola il già precario assetto della circolazione luganese, abbia conseguenze catastrofiche su di un traffico già particolarmente congestionato nelle ore di punta.
Ora, se è vero che a partire dalla crisi finanziaria dei e mercati, innescata dalla crisi dei subprimes nel 2007-2008, il settore terziario cittadino si è particolarmente ristretto e di conseguenza gli uffici in centro sono meno affollati, è pur vero che l’esigenza di recarsi in centro per lavoro o per gli acquisti è pur sempre una realtà incontestabile. Realtà che è davanti agli occhi dei luganesi quasi ogni giorno dell’anno.
Basta una giornata di pioggia, e meno utenti entreranno a Lugano con mezzi a 2 ruote, causando ingorghi e blocchi della circolazione che sembrano non avere apparente giustificazione. La sera, all’ora del rientro, è tale la massa di veicoli che attraversa Lugano giungendo anche dal Sopraceneri, che un incidente a sud del ponte di Melide o nord del Ceneri, è sufficiente a paralizzare tutta la circolazione del Luganese fino s sera inoltrata.
Non sono temi nuovi, bensì temi che il cattedratico ed accademico PVL (Piano Viario del Luganese) degli anni ’90, avrebbe dovuto risolvere, e che invece non ha fatto che peggiorare ed inasprire. Subito dopo l’entrata in vigore dell’allora PVL, si spesero 2 o 3 anni a studiare dei correttivi minimi, richiesti peraltro dalla cittadinanza, e delle proposte fatte, se ne implementarono la metà, poiché questo atto pianificatorio elaborato da un professore del politecnico di Torino, era ed è considerato come dottrina della fede.
Tornando a Via Bossi e alla sua prevista chiusura per 11 mesi, (si noti che lavori simili di sottostruttura alla chiesa della Madonnetta, hanno già subito ritardi di oltre 12 mesi), sicuramente saranno stati preannunciati dal Municipio 2 o 3 anni orsono, e quindi si presume che la cittadinanza non possa sostenere di essere sorpresa. Sorpresa no, ma arrabbiata di sicuro, poiché in questi anni e mesi non si è studiato nessun correttivo, e non si vuole tenere conto del fatto che, parte del traffico tenderà sempre a defluire verso sud dal lungolago, qualunque sia il limite di velocità che ad esso vogliamo applicare.
Stato dell’asfalto. È di qualche anno orsono, la notizia che la città di Lugano si era dotata di uno “speciale” furgone o autocarro che fosse, con sofisticate apparecchiature elettroniche per esaminare e valutare lo stato del manto stradale. Qualcuno di voi ha mai avuto notizia dei risultati di questa indagine sullo stato delle strade cittadine? Ma ancora, è necessaria un’apparecchiatura sofisticata per constatarne le condizioni deplorevoli? A voler pensare male sembra che da quando il l 6 dicembre 2007, la Commissione federale della concorrenza (Comco) pubblicò la sentenza sul cartello dell'asfalto nel Canton Ticino, (la cosiddetta “Asfaltopoli”) asfaltare le nostre strade non sia più una priorità.
Non si tratta qui di prediligere la mobilità privata a quella pubblica, o quella veloce a quella lenta, si tratta di avere delle strade all’altezza di una nazione civile, e che non trovano pari, per quanto sono mal messe, in nessuna altra città svizzera. Penso in questo senso anche e soprattutto alla mobilità lenta, senza che per questo la lentezza diventi un valore assoluto, che trarrebbe grande vantaggio dall’avere strade prive di crepe, buchi e voragini. Basta uscire dalla dogana di Gandria, non necessariamente per fare la spesa, e ci si ritrova – in positivo – in un altro pianeta, a dispetto del fatto che la migliore qualità dell’asfalto si frutto delle rimesse pagate dai frontalieri. Asfaltare, non vuole dire mettere delle pezze.
Marco Antonio Timbal, Candidato al Consiglio comunale di Lugano, Lista 12 - Costituzione Radicale

