
Il 2008 è stato disastroso per il settore bancario. Il crollo dei mercati finanziari ha provocato danni inestimabili, con ripercussioni molto negative anche su tutto il sistema economico mondiale. I governi di molti Stati sono intervenuti per salvare i principali istituti bancari. In controtendenza rispetto alle principali banche, nel 2008 la Banca dello Stato non ha subito perdite di rilievo, grazie a una politica d’affari incentrata su un’assunzione prudente del rischio. La Banca dello Stato - è utile ricordarlo - è un ente autonomo con personalità giuridica di diritto pubblico il cui capitale è proprietà dei cittadini ticinesi e il cui scopo è quello di favorire lo sviluppo economico del Cantone. Mercoledì il Parlamento cantonale è stato chiamato ad esprimersi su una modifica della legge sulla Banca dello Stato finalizzata all’acquisizione di un istituto bancario attivo nel private banking. Già nell’ambito delle discussioni commissionali i deputati PPD hanno manifestato le proprie perplessità sull’opportunità una tale modifica legislativa, in un momento decisamente poco favorevole alle banche e alla loro immagine. Dopo aver chiesto al Governo, invano, di voler ritirare il messaggio, abbiamo invitato il Gran Consiglio a voler rinviare la discussione sulla modifica richiesta da BancaStato, ritenendo il momento poco opportuno. I motivi della nostra richiesta sono chiari. Non conosciamo ancora tutte le ripercussioni della crisi finanziaria in corso e la preoccupazioni sul futuro delle nostre banche e della piazza finanziaria elvetica sono forti e presenti nella popolazione. Non è questo il momento opportuno per discutere a livello politico gli sviluppi di BancaStato nel private banking anche perché, come confermato dagli stessi vertici dell’istituto bancario, l’acquisizione di una banca non è imminente. Contro la modifica legislativa richiesta è già stato prospettata la presentazione di un referendum, mentre, come ribadito più volte dal relatore Tullio Righinetti nel suo rapporto “la proposta di modifica di Legge in discussione non è indispensabile, a questa possibilità”. Quindi, se la modifica non è indispensabile, è inutile sottoporla al rischio di un voto popolare i cui effetti e il cui risultato sono tutt’altro che scontati. L’ultima cosa di cui ha bisogno oggi BancaStato è un confronto pubblico sulle proprie strategie e sugli sviluppi futuri. I rischi di un’operazione di acquisizione non possono essere del tutto esclusi. La classifica annuale del periodico romando Bilan sulle banche cantonali, ricorda come la banca cantonale di Glarona sia scesa all’ultimo posto della graduatoria proprio per aver cercato, senza successo, di acquisire la Banca Linth, esponendosi finanziariamente e pagando una fattura piuttosto salata. “L’affaire - conclude il giornalista di Bilan - illustre une fois de plus le péril encouru par le banques cantonales qui sortent de leur territoire de predilection”. Infine, l’acquisizione di una banca ridurrebbe per 5 anni i dividendi destinati allo Stato; accettare un minor contributo finanziario al Cantone proprio in questo momento di crisi sarebbe mal capito dall’opinione pubblica e rappresenterebbe un buon argomento per i referendisti. Di fronte a queste argomentazioni, condivise in gran parte anche da altri gruppi parlamentari, il Gruppo PLRT ha voluto comunque forzare la mano e i tempi, contro il bene di BancaStato, chiamata oggi a concentrare le sue forze per migliorare le proprie prestazioni e aiutare l’economia locale, piuttosto che avventurarsi in operazioni non esenti da rischi. Ai muscoli del partito liberale radicale, la maggioranza del Parlamento cantonale ha voluto contrapporre il buon senso. Anche in politica, come in tutti gli ambiti della vita, vi sono i momenti giusti e opportuni per affrontare e dibattere progetti, iniziative o modifiche legislative. Noi oggi crediamo - e con noi la maggioranza dei deputati in Gran Consiglio - di aver fatto il bene della nostra Banca.
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