
In merito ad alcuni comunicati poco chiari, apparsi oggi sui nostri quotidiani, con la presente ribadiamo i contenuti della petizione “cervi e cinghiali: che disastro!” presentata ad inizio febbraio nel corso di una conferenza stampa. Stiamo cercando di impostare in modo articolato una politica realista di convivenza con gli ungulati indipendentemente dalla rigidità di quest’inverno. Il lancio della petizione era stato deciso già nel mese d’agosto. L’inverno rigido non ha fatto altro che acuire quello che noi definiamo come un disastro annunciato. Chi lavora in agricoltura sa che con il foraggio stoccato in azienda nel corso dell’estate si potranno accudire in inverno un numero ben preciso d’animali. Ma se gli animali dovessero essere troppi rispetto al foraggio presente la situazione allora potrebbe precipitare. È quanto sta accadendo quest’inizio anno. Per il foraggio presente sul territorio nel periodo invernale ci sono troppi ungulati il che genera parecchie sofferenze per questi selvatici che vagando sul fondovalle alla ricerca di cibo finiscono in piscine, sotto i treni, sotto le auto e si cibano anche con piante velenose che trovano nei giardini. Mentre in inverno gli ungulati non rappresentano un problema particolare per l’agricoltura e provocano danni limitati erodendo terreni in pendenza e talvolta bucando le palle di foraggio presenti fuori dalle aziende, sono invece un problema per i conflitti che generano nelle zone edificate e di attività dell’uomo. Nella petizione si chiede di creare maggiore habitat per gli ungulati recuperando selve castanili e prati ai margini del fondovalle per dare loro maggiori risorse e spazi appropriati non conflittuali con le attività umane. Ribadiamo che nell’interesse di tutti il fondovalle deve rimanere luogo di transito di questi animali e non di permanenza. Rimane inoltre importante che tramite la caccia si possa regolare numericamente lo sviluppo di queste popolazioni che altrimenti crescendo a dismisura creerebbero situazioni ingestibili quasi come quest’inverno. E proprio per questo particolare periodo al momento del lancio della petizione abbiamo proposto all’Ufficio caccia e pesca quale misura eccezionale di posare solo sul fondovalle ai margini del bosco in zone discoste delle mangiatoie e rifornirle regolarmente di fieno. Qui di seguito riportiamo i cinque obiettivi ufficiali della petizione: • Promuovendo una politica preventiva che eviti brutture paesaggistiche per proteggere le colture; • Favorendo e semplificando il prelievo venatorio nei periodi previsti così da riportare queste popolazioni a entità numericamente sopportabili e commisurate al nostro territorio; • Creando percorsi sicuri lungo le vie di comunicazione maggiormente a rischio; • Recuperando e curando il territorio che all’infuori dalle colture agricole e dei giardini è lasciato all’incuria, impegnandosi nella creazione di habitat (ad es. selve castanili) quali zone ideali allo sverno di questi animali; • Favorendo il recupero di territorio agricolo che indirettamente permette di sopportare meglio la presenza di ungulati, evitando una loro dannosa concentrazione. Cleto Ferrari, segretario Unione contadini ticinese
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