
L’emergenza sanitaria legata al corona virus, che va affrontata con la massima serietà, ci impone un momento di distacco dalla quotidianità, tra le mura domestiche, durante il quale ognuno di noi può portare avanti alcune riflessioni sui temi che gli stanno più a cuore. Se è ora difficile pensare ad altro, è anche importante guardare avanti. Forse questo momento potrebbe anche darci uno spunto di riflessione per ripensare in parte il nostro sistema politico, introducendo il principio del sorteggio. Mi spiego.
Lo spunto deriva da un articolo di Philippe Zweifel nel Tages-Anzeiger del 10 marzo, che paragona la velocità di attuazione di misure contro il Covid-19 con la lentezza di quelle a tutela dell’ambiente. Sorprendente a suo avviso, visto che le conseguenze di quest’ultimo sono più gravi rispetto a quanto registrato con Covid-19 fino ad ora: il solo inquinamento dell’aria causerebbe infatti circa 7 milioni di morti all’anno (OMS). Secondo Zweifel, uno dei motivi di questa situazione è il fatto che i politici fatichino a prendere decisioni necessarie ma impopolari se la causalità tra misura e conseguenza non è più che evidente. Questo viene messo in relazione a considerazioni legate alla rielezione. A suo avviso, un problema strutturale della nostra democrazia.
In questi giorni si è letto che la città di Nyon sta pensando di dotarsi di un’assemblea consultiva permanente estratta a sorte, che esisterebbe parallelamente al Consiglio comunale, con circa 20 membri. Non avrebbe ruolo decisionale, ma interverrebbe nelle riunioni del Consiglio comunale e nelle Commissioni e farebbe proposte sia al legislativo sia all’esecutivo. Questa proposta riflette una tendenza internazionale favorevole al sorteggio, rispecchiata in diverse iniziative, come in Islanda, con la partecipazione di cittadini sorteggiati alla redazione della Costituzione o in Belgio, con l’introduzione di un consiglio cittadino in parte sorteggiato.
E se questa evoluzione internazionale venisse trasposta anche a Lugano? L’introduzione del sorteggio potrebbe contribuire a ridare una nuova dinamica alla politica comunale, implicando maggiormente cittadini non eletti, ma rappresentativi, e permettendo di identificare nuove soluzioni specie sui dossier più complessi. Questo senza stravolgere il sistema attuale nel quale il ruolo centrale e strutturante dei partiti va riconosciuto.
Si delineano a mio parere tre opzioni per l’applicazione del suddetto principio:
- Elezione delle commissioni di quartiere, al momento di dubbia efficacia, integralmente o in parte tramite sorteggio, contrariamente al modello attuale che prevede la metà dei rappresentanti designati dai partiti, e l’altra dall’Assemblea di quartiere ;
- Introduzione di un’assemblea consultiva (stile Nyon), priva di ruolo decisionale, estraendo p.e. una ventina di cittadini a sorte ;
- Più complesso da attuare, in quanto necessiterebbe un’adattamento della Costituzione cantonale, il sorteggio di una piccola parte del Consiglio comunale, p.e. il 10 %, mantenendo lo status quo per il restante 90 % .
Sempre più commentatori affermano che la democrazia è in crisi. Il ruolo centrale e strutturante dei partiti va riconosciuto e valorizzato, ma servono soluzioni innovative. Il sorteggio darebbe nuova linfa alla scena politica, consentendole forse così di osare di più, rispondendo dunque in parte alla
critica di Philippe Zweifel. Un concetto in fondo molto svizzero: la politica come servizio alla comunità. Gli esempi storici delle nostre valli, dove in passato i capi famiglia ricoprivano a turno alcune funzioni amministrative, dimostrano che questo principio è molto più ancorato nella nostra cultura di quanto si possa pensare.
Céline Antonini, Candidata del PLR al Consiglio comunale di Lugano
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