
L’iniziativa Cantonale “Salviamo il lavoro in Ticino” introduce il principio condivisibile che il lavoro in Ticino dev’essere retribuito in modo dignitoso.
L’iniziativa risulta flessibile e obbliga il Consiglio di Stato e la politica ad esporsi in modo sistematico sul tema dei salari facendo un confronto con il resto della Svizzera. Uno dei punti dell’iniziativa dice: “Dove c’è un contratto collettivo che fissa il salario minimo, si applica quello. Dove non c’è, il salario minimo sarà fissato dal Consiglio di Stato e sarà “una percentuale del salario mediano nazionale per mansione e settore economico”. Il salario mediano ticinese è di quasi 1000 Fr. inferiore a quello svizzero e negli ultimi anni il divario tra noi e il resto del paese non ha fatto che allargarsi. L’iniziativa permette di porre un primo freno a questa evoluzione. La legge di applicazione dovrà fissare un salario minimo sociale in Ticino, che oscillerà tra i 19 e i 20 Fr. orari, quindi circa 3'200 Fr. mensili, senza che sia possibile fare grandi differenziazioni. Ne beneficeranno circa 13'000 lavoratori tra cui molti lavoratori residenti, almeno 7000, oggi dei veri e propri “lavoratori poveri” costretti nella situazione attuale a una disastrosa gara al ribasso con i lavoratori che vivono in Italia.
L’iniziativa è flessibile e ragionevole ed è un primo contributo che va nella direzione della salvaguardia del mondo del lavoro. Limitiamo i salari da fame con un’operazione contro il dumping, che limita la concorrenziaità dei frontalieri e permette ai disoccupati residenti, e a quelli che hanno terminato le indennità, di essere competitivi nella ricerca di un nuovo lavoro.
Carlo Zoppi, Direzione PS
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