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Carlo Zoppi - L'Europa delle banche è poco interessata all'urgenza umanitaria
Carlo Zoppi - L'Europa delle banche è poco interessata all'urgenza umanitaria
Carlo Zoppi - L'Europa delle banche è poco interessata all'urgenza umanitaria
Redazione
11 anni fa

Migliaia di profughi siriani intrappolati tra Serbia e Ungheria, non possono tornare indietro e davanti hanno il filo spinato degli ungheresi che schierano blindati con le mitragliatrici. Uomini, donne e bambini sparsi per l’Europa che chiedono aiuto e avanzano tra mille pericoli verso i paesi ricchi del vecchio continente,sfondando il muro umano della polizia croata e ungherese che intanto hanno chiuso le frontiere. Molti non ce la fanno e muoiono per strada. Qualche anno fa si sarebbe trattato di un copione di un film apocalittico, oggi è cronaca a cui siamo abituati.È la fine di Schengen e della libera circolazione delle persone e forse la campana a lutto per questo vecchio continente di cui facciamo parte.

Gli Svizzeri si sono sempre dimostrati solidali nei confronti delle popolazioni toccate da conflitti e persecuzioni e non possiamo oggi venire a meno alla nostra tradizione umanitaria. Possiamo cercare di gestire bene il flusso di persone in arrivo e lo stiamo già facendo. Sappiamo di non poter fare miracoli ma potremmo fare uno sforzo e guardare un po' oltre il nostro orticello, studiare un po' la storia e capire quantoil nostro benessere vada a scapito del resto del mondo e capiremo che siamo più coinvolti di quanto vorremmo.

Le grandi migrazioni dall’Africa verso l’Europa non sono una novità degli ultimi mesi. Sono anni che centinaia di persone muoiono tentando di scappare da guerra, povertà e persecuzioni. La globalizzazione ha ampliato gli squilibri mondiali e provocato danni alle già fragili economie del sud del mondo. Multinazionali che sfruttano la manodopera dei paesi poveri e speculazioni sulle derrate alimentari che affamano intere popolazioni. Se poi aggiungiamo guerre in Medio Oriente, il cambiamento climatico e i tagliagole del califfato capiamo che il problema è dannatamente serio e le soluzioni non sono né facili né per domani.

L’Europa delle banche e della finanza si è dimostrata poco interessata all’urgenza umanitaria. La crisi attuale ha una radice comune che si chiama Grecia, dove una gestione solo finanziaria della crisi ha lasciato lo stato indebolito, sfilacciato e ha aperto una breccia nel fianco sudorientale dell’Europa. È in un momento di crisi come questo che lo spirito comunitario dell’unione delle nazioni dovrebbe emergere per rafforzarsi e lasciarsi alle spalle l’Europa dell’austerity. In questo caso sì che serve l'Europa, perché a questa emergenza bisogna dare una risposta continentale con una frontiera esterna che funzioni, gestita con una collaborazione fra tutti gli stati. Il contrario di quello a cui assistiamo oggi dove i paesi sono lasciati soli. Senza un comune ideale solidale non si arriverà mai da nessuna parte e il costrutto burocratico di Bruxelles rimarrà sempre un artificio distante dalla realtà e dai suoi problemi.

Carlo Zoppi, PS Lugano

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