
A Cadenazzo stà per andare in scena quello che, a prima vista, sembra un autentico controsenso della politica della mobilità: una rotonda verrà demolita per lasciare spazio a un incrocio semaforizzato.
Si tratta della rotonda Cadenazzo FFS, all’incrocio con via Ala Capelina e via alle Stalle. I lavori sono previsti da metà agosto a fine novembre 2026. L’intervento fa parte del progetto dell’USTRA per la gestione autoregolata del traffico sull’asse Bellinzona Sud-Riazzino.
La parola magica è «semaforo intelligente». Sensori, algoritmi, gestione in tempo reale e cicli che dovrebbero adattarsi alle condizioni del traffico. Tutto molto tecnologico. Ma una domanda semplice dovrebbe essere posta: perché per rendere più scorrevole il traffico bisogna introdurre un sistema che, quando è rosso, obbliga tutti a fermarsi?
La rotonda, almeno, consente un flusso continuo e non richiede che centinaia di automobilisti restino immobili in attesa che cambi una luce. Con il nuovo sistema il rischio è invece quello di creare code artificiali, soprattutto nelle ore di punta, trasferendo semplicemente il problema da un punto all’altro.
E attenzione: non stiamo parlando di un piccolo intervento isolato. A Cadenazzo sono previste diverse predisposizioni alla semaforizzazione e il nuovo sistema dovrebbe coordinare i principali nodi lungo l’asse. L’USTRA sostiene che l’obiettivo sia ridurre i tempi di percorrenza e i congestionamenti, dando priorità ai flussi principali.
Ma proprio qui sta il punto: la tecnologia non può diventare un alibi per complicare una viabilità già esasperata.
Cadenazzo non ha bisogno di essere trasformata in un enorme laboratorio di semafori, sensori e algoritmi. Ha bisogno di soluzioni concrete, semplici e soprattutto verificabili sul terreno.
Se dopo milioni di franchi investiti il risultato sarà una successione di semafori e automobilisti costretti a stare in coda, qualcuno dovrà assumersi la responsabilità della scelta.
Perché un semaforo può essere intelligente quanto vuole. Se il traffico resta fermo, per chi guida cambia ben poco.
Kevin Pidò

