
In occasione della giornata di porte aperte della RSI del 20 settembre 2025, il Sindacato Svizzero dei Media (SSM) ha organizzato un’azione simbolica per lanciare un monito contro l’iniziativa “200 franchi bastano”, che sarà votata nella prima metà del 2026.
Sotto lo slogan “Non lasciamo segare a metà la NOSTRA RSI”, attivisti del sindacato hanno distribuito volantini accompagnati da un’installazione con radio e televisioni, dipinte con i colori ticinesi e svizzeri, fisicamente segate a metà. Un’immagine forte per rappresentare ciò che significherebbe il dimezzamento del canone: tagliare in due il servizio pubblico radiotelevisivo e colpire duramente la Svizzera italiana.
Le conseguenze sarebbero devastanti:
- Con metà delle risorse, sparirebbe gran parte della produzione locale: meno programmi, meno cultura, meno informazione, meno sport e meno lavoro.
- Con una RSI non più “made in Ticino”, il nostro territorio perderebbe posti di lavoro qualificati e stabilità economica.
- Sul piano federale, la Svizzera italiana diventerebbe ancora più irrilevante.
- Con una RSI ridotta, verrebbe meno anche la possibilità di criticarla, discuterla e migliorarla, perché non sarebbe più davvero la nostra.
La RSI non è perfetta, ma è qui, sul territorio: racconta le nostre storie, dà voce alla nostra regione e alle nostre comunità. Se permettiamo che venga dimezzata, non perderemo solo programmi e lavoro, ma anche un pezzo della nostra identità collettiva.
SSM ribadisce che difendere la RSI significa difendere la Svizzera italiana e la sua rilevanza politica e culturale all’interno della Confederazione. Per questo si invitano cittadine e cittadini ad attivarsi, informarsi, discutere nelle proprie reti e partecipare alle prossime mobilitazioni, perché l’iniziativa “200 franchi bastano” minaccia l’equilibrio federale, il futuro del servizio pubblico radiotelevisivo e quello della Svizzera italiana tutta.

