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Christian Fini
Basta campare di politica e CdA!
Red. Online
22 giorni fa
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La discussione aperta a Lugano sulle “cadreghe” nei consigli d’amministrazione (CdA) delle società partecipate ha un merito: mette sul tavolo una scelta scomoda. Se passasse la nuova incompatibilità, diversi consiglieri comunali dovrebbero scegliere tra la carica politica e quella nei CdA.

Ma non fermiamoci alla pagliuzza. Guardiamo la trave.

A livello cantonale, per le aziende parastatali interessate il principio dell’incompatibilità tra il mandato parlamentare e la presenza nei CdA è già previsto. La vera domanda è un’altra: perché l’esigenza di indipendenza dovrebbe fermarsi lì? Perché un deputato dovrebbe poter mantenere un incarico in un CdA privato mentre siede in Gran Consiglio e decide su misure e provvedimenti per il nostro Cantone?

La mia posizione è chiara: chi viene eletto in Gran Consiglio e siede in un CdA privato dovrebbe lasciare quella carica. Non perché ogni amministratore abbia qualcosa da nascondere, né perché ogni doppio ruolo sia illecito. Ma perché chi rappresenta i cittadini deve poter decidere nell’interesse generale, senza dover conciliare il mandato pubblico con responsabilità e legami in un’azienda privata.

Lo so già che una proposta del genere farebbe gridare allo scandalo: «Come vi permettete? È lesa maestà!». Si invocherebbero la libertà professionale, l’esperienza, la competenza, il diritto di conservare i propri incarichi. Eppure, quando si discute di incompatibilità nelle partecipate pubbliche, il principio sembra improvvisamente più facile da accettare.

Oggi i deputati devono dichiarare le proprie relazioni d’interesse. La legge prevede inoltre l’astensione quando un oggetto riguarda una persona giuridica privata di cui il deputato è amministratore. Ma l’astensione non è prevista durante l’esame e l’adozione dei disegni di legge. È un sistema che consente di mantenere l’incarico e affronta il conflitto quando si presenta. Io credo che si debba avere il coraggio di chiedersi se basti.

E non nascondiamoci dietro la politica di milizia. La milizia descrive il modo in cui si svolge l’impegno politico: non è una giustificazione per sommare incarichi, rimborsi di seduta, compensi per rapporti e altre indennità, mentre si chiedono legislature più lunghe o assistenti parlamentari. Prima di chiedere più tempo e più risorse, si chiarisca a chi deve rispondere un deputato e quali interessi porta con sé in Parlamento.

È ora di finirla di campare di politica e di CdA. Per chi non è mai sazio di incarichi e cadreghe c’è un solo aggettivo: famelico.

Christian Fini, libero e indipendente.

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