
Spesso il tutto e subito nasconde grossi problemi. Tale sembra essere il caso della cessione entro il 2015 della partecipazione alla centrale a carbone di Lünen chiesta dall’iniziativa “AET senza carbone”. Da un lato essa causerà perdite di decine di milioni alla collettività, perché si rompe un contratto esistente approvato l’anno scorso dal Parlamento (l’iniziativa è stata lanciata dopo il voto del Parlamento). Dall’altro l’iniziativa non risolve il problema dell’approvvigionamento elettrico in modo ecologico. La perdita di 1/3 dell’energia consumata in derivante dalla cessione a breve termine della partecipazione ha come conseguenza il fatto che l’Azienda elettrica ticinese dovrà procedere all’acquisto di energia elettrica sul mercato, che proviene da fonti ancora più inquinanti della centrale di Lünen (centrali vecchie a carbone, centrali nucleari in particolare). Tra il possedere una partecipazione in una efficiente centrale a carbone, che rispetta alti standard ambientali e sociali, e l’acquistare energia da fonti molto più inquinanti, credo che la scelta sia semplice. Quando si vota bisogna fare delle scelte nel merito: la soluzione del controprogetto è più sicura e più concreta rispetto all’iniziativa, anche dal lato ecologico. Essa ha anche una logica temporale. È un’ottimizzazione delle soluzioni esistenti a breve termine: e questo è positivo. Per il medio termine il controprogetto crea un fondo di 100-160 milioni di franchi per sussidiare il risparmio energetico e le nuove energie rinnovabili. Le nuove energie rinnovabili necessitano di questi fondi, perché i loro costi su scala ticinese sono molto elevati: si pensi che per ottenere la medesima quantità di energia prodotta dalla partecipazione alla centrale di Lünen occorrerebbe investire 5 miliardi di franchi in pannelli solari (la partecipazione di AET a Lünen costa 35 milioni). L’obiettivo a lungo termine del controprogetto (2035) è poi di sostituire tutta l’energia prodotta dalla centrale di Lünen con quella delle dighe idroelettriche della Valle Maggia, che il Cantone potrà riscattare per via della scadenza della concessione all’OFIMA. Per questo mi sembra che il buon senso porti a privilegiare il controprogetto rispetto all’iniziativa. di Aurelio Buletti, consigliere comunale PS Lugano
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