Cerca e trova immobili
Ospiti
Aris della Fontana: UE, le ragioni di un NO
Redazione
15 anni fa

Nel nostro paese è vivo il dibattito sull’Unione Europea e i partiti dimostrano flessibilità tattica. L’egemonia politica sulla questione appartiene alle Destre, che, come un protettorato, la cavalcano. È basilare fornire alla popolazione argomentazioni radicalmente diverse rispetto ai movimenti populisti in rapporto agli svantaggi che conseguirebbero da un’adesione all’UE. L’aspetto maggiormente problematico e, aggiungerei, strutturale, è l’impostazione politico-economica che sin dalla nascita questo agglomerato persegue. L’impatto sociale delle politiche europee è sotto gli occhi di tutti. L’attacco alle politiche di welfare degli stati membri è un tratto caratterizzante delle finalità che si vogliono raggiungere e ciò è stato realizzato attraverso un’integrazione calata dall’alto, che ha tentato di uniformare artificialmente le diverse aree. Questa integrazione “coatta” è stata strumentale all’affermarsi di un implacabile progetto globalizzante che, come obiettivo centrale, si prefigge la maggiore coerenza ed intesa fra i differenti mercati nazionali. Ciò s’inserisce in modo lineare nella trasformazione dei rapporti su scala internazionale in cui è predominante la necessità di ampliare gli ormai limitanti confini che ancora sussistono tra le economie nazionali.Una mondializzazione del capitale che permette una maggiore concorrenza tra i salariati, intensifica le potenziali contraddizioni fra la questione nazionale e quella internazionale e in un certo qual modo costituisce un blocco europeo che s’inserisce in un discorso di competizione a livello interimperialistico. Al suo interno v’é una gerarchizzazione che attesta, attraverso la divisione del lavoro, l’esistenza di una serie di paesi forti (in primis Germania, poi Inghilterra e Francia), seguiti da una serie di paesi parzialmente subordinati (i cosiddetti PIIGS) e, da ultimo, i paesi provenienti dall’est europeo, che svolgono il ruolo di periferia produttiva.  Tale progetto non rispecchia le istanze popolari ed in generale gli interessi degli “europei” che, all’interno delle strutture istituzionali dell’UE, non hanno la benché minima rappresentanza: questo è un fattore strutturale e conseguente alle finalità stesse che vengono perseguite. La società civile è stata fin da subito emarginata da ogni istanza decisionale, lontanamente partecipativa e questo aspetto identifica la tendenza che si vuole portare avanti anche nei singoli stati nazionali, i quali, complice una struttura mediatica che promuove la disinformazione e l’appiattimento di ogni istintività critica, ne stanno seguendo le orme.In legame a ciò, Bruno Amoroso, in un articolo, afferma :” Questa forma di governo della società è stata fatta propria negli anni Settanta dai gruppi di potere della globalizzazione che ne hanno tratto le conseguenze introducendo la governance, cioè un sistema segmentato di potere che mediante organi di governo globale – le agenzie internazionali – consente il controllo sui settori strategici della vita e delle risorse delle comunità e degli Stati. Questi ultimi, privati del controllo su tali segmenti strategici, non sono più in grado di esercitare le loro funzioni di governo della società. Il sistema della governance è divenuto lo strumento principe anche per l’UE con il suo graduale appiattirsi alle politiche della globalizzazione. Gli strumenti messi in moto furono quelli del Fondo per l’Agricoltura, Fondo Sociale, Fondo Regionale, ecc.”. La geniale creazione di poteri separati all’interno delle strutture statali e, come ricorda ancora Amoroso, “autonomi rispetto alle forme di espressione della sovranità popolare”, favorisce la maggiore influenza degli interessi economici nelle politiche europee. Il rapporto che lega la volontà di inserirsi all’interno di un tessuto mondiale caratterizzato dalla competitività, con l’obiettivo di garantire livelli di occupazione ed in generale di benessere sociale soddisfacenti, non può che essere antitetico. In tal senso, sempre Amoroso, osserva il mancato mantenimento de

© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata