
Sabato scorso, a Bellinzona, ero presente al (secondo) Bottellon svoltosi in Piazza del sole, insieme a tante altre persone, per protestare pacificamente contro l'ordinanza comunale - l'ultimo regalo lasciato alla cittadinanza dal municipio uscente - che pone come limite al livello di rumore nel centro cittadino, dopo le 22.30, la quota di 65 Decibel. Si pensi – e propongo solo questi due esempi poiché li ritengo sufficientemente significativi – che una discussione animata od un televisore ad alto volume raggiungono senza problemi i 65 Decibel e, invece, con sfumature diverse a dipendenza del genere, le manifestazioni musicali superano spesso i 100 Decibel. Come molti negli scorsi giorni lo hanno sottolineato, questo celeberrimo e ridicolo “coprifuoco acustico”, non si può in nessun modo conciliare con le esigenze ed il ruolo di un centro come Bellinzona, teatro, soprattutto nei week-end, di eventi musicali che sistematicamente e logicamente arrivano a superare tale limite. Ora – mi chiedo io - con che visione pratica e gestionale si può mai arrivare ad una simile decisione che di fatto esce dagli steccati della realtà? Con simili provvedimenti, inoltre, si serve sul piatto d'argento, a quella minoranza di persone che pretendono di vedere la Capitale ridotta ad un ospizio, la possibilità di inoltrare nuovi ricorsi contro la naturale voglia di divertimento dei cittadini. Se già prima dell'entrata in vigore dell'ordinanza, Bellinzona mostrava un'evidente limitazione per quanto riguarda la promozione del divertimento, é chiaro come il “coprifuoco acustico” ne comporti una vera e propria condanna a morte. Tengo a sottolineare come gli organizzatori ed in generale coloro che erano presenti – con in loro entusiasmo e la loro voglia di divertirsi - sono riusciti a rendere la serata in questione, un momento speciale e profondamente prezioso, poiché ha permesso forme di aggregazione che solitamente si realizzano raramente. Con una piazza affollata da persone provenienti da tutto il Cantone - con abitudini, passioni e stili di vita differenti – che in una serata ordinaria non si sarebbero mai incontrate, si é costruito qualcosa di estremamente interessante che merita senza dubbio una maggiore considerazione da parte di coloro che, all'interno delle istituzioni, si occupano delle politiche giovanili e del divertimento. Io stesso ho potuto, dopo molto tempo, rivedere amici di vecchia data con cui ho potuto fare una piacevole “rimpatriata”. Si é inoltre trattata di una serata che ha saputo dimostrare come i giovani, a differenza di quanto va cianciando una certa retorica perbenista e bacchettona, sono in grado di gestire in modo autonomo e soprattutto responsabile questi momenti di svago: durante i festeggiamenti, affinché la piazza rimanesse integra, molti ragazzi giravano infatti per la piazza con gli appositi contenitori destinati all'immondizia. La voglia di divertirsi dei giovani e, come non dimenticarlo, anche degli adulti, non può essere stroncata da provvedimenti che evidenziano una preoccupante lontananza e mancanza di sensibilità rispetto alle legittime richieste di una cospicua parte della popolazione, la quale non vuole vedere la propria città trasformarsi in un cimitero. È attualmente in circolazione una petizione della Gioventù Comunista con la quale si chiede alle autorità cittadine di elaborare un progetto che preveda la creazione di una struttura comunale (sul modello del Metro Club di Lugano) in cui periodicamente vengano organizzati eventi dedicati al pubblico giovanile ed in cui il livello dei prezzi sia calmierato. Con ciò si vuole rianimare un Bellinzonese in cui lo svago giovanile non é sufficientemente promosso: si pensi alla mancanza di un centro giovanile (emblematica la battaglia a difesa della Casetta Ex-Zoni portata avanti dal Sindacato Indipendente degli Studenti e degli Apprendisti (SISA) che ha incontrato la ferma contrarietà del Municipio), all'accanimento nei confronti del Pasinetti, alla mancata c
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