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Antonia Boschetti - “Prima i nostri!”: la vittoria di uno slogan
Antonia Boschetti - “Prima i nostri!”: la vittoria di uno slogan
Antonia Boschetti - “Prima i nostri!”: la vittoria di uno slogan
Redazione
10 anni fa

L’urlo lanciato dai partiti propositori di “Prima i nostri!” è stato ascoltato e condiviso dal 58% dei ticinesi i quali hanno conferito vittoria, prima che ad una iniziativa, ad uno “slogan” (termine che in origine significa “urlo di guerra”). Questo grido ha saputo farsi strada malgrado gli appelli di coloro che hanno segnalato l’insostanzialità in termini economici di questa iniziativa e l’incostituzionalità della stessa che, mentre sbandiera il drappo della solidarietà, incita alla discriminazione. In minoranza hanno sentito stridere le orecchie ad un urlo tanto atavico quanto aggressivo.

L’eco di “Prima i nostri!” infatti, non può che essere “A scapito di altri!”. Per far parte dei “nostri” si rende necessario entrare in un recinto al di fuori del quale ci sono gli “altri”: un insieme di individui che diventa minorità. Minorità non stabilita sulla base di una quantità numerica, ma di caratteristiche che assumono connotati morali: gli “altri” sono etichettati quali nemici.

La sfida dei promotori di “Prima i nostri!” non sarà solo quella di mantenere la promessa fatta ai lavoratori ticinesi di proteggerli dal dumping salariale e dalla disoccupazione; sarà anche quella di gestire le tensioni che si creano attorno agli indici puntati. Dividere in due la classe sociale meno protetta dalle intemperie di un mercato del lavoro in burrasca, attribuendo a taluni la dicitura “buono” e agli altri “cattivo”, è il miglior modo per raccogliere consensi e creare un clima propizio alla diffidenza.

A causa di strani meccanismi ideologici, tale diffidenza non si riversa sui principali fautori di uno scenario del lavoro caotico: ovvero chi il lavoro lo offre (o lo toglie) e il salario lo stabilisce più o meno liberamente. Il grido di “Prima i nostri!”, anziché porre le basi per un mercato sano del lavoro, pare voler costruire lo steccato per un recinto dentro al quale conviene stare quando, seppure a scapito di “altri”, si vuol far parte del gruppo.

A monte di questa inziativa si intravede il desiderio di un Ticino quale “isola felice”, aperta al resto del mondo da spiragli e buchi di serratura. Desiderio che rischia di portarci a soffocare nel recinto da noi stessi costruito; tutto questo al grido di “Prima i nostri!” che potrebbe presto trasformarsi in “Noi da soli!”.

Antonia Boschetti, consigliera comunale a Chiasso per il partito US-I Verdi

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