
Tradurre in realtà le proposte per tutelare lavoro e domiciliati. E pensare a possibili ritorsioni: il tempo delle trattative è finito La notizia sulle multe comminate dagli italiani alle auto con targhe svizzere sprovviste dell’autocollante CH è solo apparentemente un problema marginale. Lo è in sé, certo, ma mette il dito nella piaga su un difetto tipicamente elvetico: subire soprusi, senza aver mai il coraggio di rispondere in modo adeguato. Per la mancanza del contrassegno nazionale, gli italiani multano subito. Noi non possiamo. Gli italiani possono infliggere multe fino a 335 euro. Noi fino a 20 franchi. C’è qualcosa che non va. Per alcuni Paesi che non sono in grado di rispettare un solo accordo, e che scambiano gli accordi internazionali con il gioco delle tre carte, le continue concessioni hanno innescato una spirale da cui occorre uscire al più presto. Di fronte ai mercanteggiamenti levantini sugli argomenti più disparati (cui si aggiungono le tensioni con l’Unione europea e con gli Stati Uniti, di fronte alle quali il Consiglio federale sciorina proposte in grado di tutelare gli interessi di tutti, fuorché i nostri), occorre reagire con determinazione. Come? Ce lo ricorda il Caffè che, con il consueto livore anti svizzero – ormai diventato patologico –, due settimane fa ha elencato ciò che la Lega (e altri) chiede per rimettere al centro del villaggio i nostri interessi. Ovviamente, il Caffè – che rema in favore del Paese di cui la maggior parte dei redattori è originaria, e non certamente del nostro - presenta le proposte come un’immonda sequela di richieste di stampo xenofobo. Tanto che la premiata ditta Rezzonico, Alaimo, d’Agostino & tarallucci vaneggia, in un futuro non troppo lontano, di possibili sassaiole contro le macchine di italiani. Una tassa ecologica di mille franchi per ogni auto dei frontalieri o una vignetta da pagare a parte. Un marchio speciale per contrassegnare le aziende che assumono solo domiciliati. Ritardare notevolmente e intenzionalmente il rilascio dei permessi G, invece di tre giorni, tre mesi. Controlli ai valichi doganali. Aumentare pesantemente la tassazione dei lavoratori frontalieri per rendere meno attrattivo il mercato del lavoro cantonale. Abolizione delle notifiche online per i padroncini. Aggravi fiscali senza penalizzare con nuove imposte i domiciliati. Non richiedere più l’abilitazione come criterio d’assunzione dei docenti nelle scuole pubbliche, se eventuali candidati domiciliati in Ticino non dispongono di questa abilitazione. Corsia preferenziale (sul modello ginevrino) per privilegiare le candidature dei domiciliati nella pubblica amministrazione. Affidare gli appalti esclusivamente alle imprese che assumono domiciliati. Non estendere ai giovani italiani la possibilità di fare un apprendistato in Ticino. Il Caffè straparla pure di “buste paga in euro oppure ore in più di lavoro non retribuite”, e altre amenità. Da dove siano uscite certe perle d’informazione non è dato di sapere. Certo, non dalla Lega. Ma quelle elencate sono proposte di cui dovremmo discutere tutti i giorni, sino allo sfinimento, mettendo con le spalle al muro governo e Parlamento. Fino all’adozione di misure concrete, in grado di cambiare la situazione. Con buona pace del Seco. Le recenti vicissitudini con gli Usa, con l’Ue e con l’Italia, mostrano che la Svizzera, in presenza di disparità di trattamento, deve mettere in agenda puntuali misure di ritorsione. Del resto, si tratta di norme che tutti gli (altri) Stati adottano per tutelare i propri interessi, e che solo alle nostre latitudini non vengono mai prese in considerazione. UN piccolo esempio. Tornando alle multe comminate in Italia ad auto svizzere perché sprovviste del contrassegno CH, significa fare altrettanto. Multare, dunque, i veicoli italiani sprovvisti della I e, come proposto dal deputato Bergonzoli, verificare le coperture assicurative e i gas di scarico. Provvedimenti da mettere in a
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