
Finanze in profondo rosso? Le soluzioni ci sono
Bando alle chiacchiere: si vendano LAC e villa Heleneum. Subito
Mentre la città di Lugano sta pensando a come fronteggiare la voragine ereditata dall’amministrazione precedente, al cui vertice c’era un uomo che, per lungimiranza e mentalità manageriale, è stato persino definito persona visionaria, abbiamo appreso che, dal Canada, arriverà un nuovo direttore per il LAC. Dal Canada, perché gli svizzeri, evidentemente, non sono più in grado di fare nulla. Non solo, non vogliono fare più i pittori e i giardinieri, i banchieri e i bancari, gli impiegati e gli operai. Ma neanche i direttori di musei. Siamo insomma un popolo di incapaci. È talmente evidente, che certe posizioni non si mettono neanche più a concorso.
Ma andiamo oltre. Quanto costerà al contribuente luganese, Monsieur Canada? Quali sono i termini della collaborazione? Dov’è il business plan?E che progetti hanno il Municipio e, in particolare, la signora Giovanna Masoni Brenni, per la gestione di questa cattedrale nel deserto, pensata da megalomani, convinti che la Regina del Ceresio sia, in realtà, l’imperatrice del mondo? Silenzio assoluto.
L’aumento del moltiplicatore, persino quello all’80% sarebbe una pillole amare, amarissima, che saremmo disposti a ingoiare se, a carico dei cittadini, non venissero votati e imposti ulteriori sacrifici. Neanche uno. Ma così non è.
Oltre ad affrontare servizi meno efficienti perché, se si riducono le prestazioni, ciò che riceveremo non potrà certamente essere efficiente come prima, temo verranno introdotti ulteriori balzelli. E ciò è inaccettabile.
I tagli e i contenimenti della spesa, siamo sicuri siano stati studiati a sufficienza? A cominciare dai salari di quadri e dirigenti comunali, magari? Persone che guadagnano cifre spropositate rispetto al cittadino medio, chiamato sempre più alla cassa e a vedersi ridotti, ogni settimana che passa, servizi e prestazioni.
A noi non risulta che qualcuno abbia chiesto sacrifici salariali a chi è abituato a guadagnare più di 10.000 franchi al mese. O ci sbagliamo?
Se chiudere le toilette pubbliche farà risparmiare 300.000 franchi all’anno, saremmo curiosi di sapere quanto si risparmierebbe chiudendo strutture meno utilizzate dei WC, ma che non hanno neppure il pregio di soddisfare bisogni urgenti come quelli a cui servono le toilette. Come il museo delle culture di Castagnola, regno degli amici degli amici della signora Masoni Brenni che sputano nel piatto in cui mangiano, con pesantissime accuse ai municipali che gli hanno steso il tappeto rosso (e perché poi?). E che non portano nulla alla città.
C’è da rimanere allibiti nell’aver appreso che quasi nessuno abbia posto sotto i riflettori il vero problema della città in fatto di costi. Costi inutili. Ciò che è già, e rimarrà sempre, una vera e propria palla al piede per i cittadini di Lugano da qui all’eternità: ovvero il LAC.
Le cifre sono già state fatte, ripetute fin nei minimi dettagli. Le conosciamo. Sono un’enormità, che la città non si può permettere. Lugano ha 70.000 abitanti. Non alcuni milioni. Non è una metropoli che ha il dovere di offrire ai propri cittadini servizi culturali di altissimo livello. Vediamo di scendere dal piatto di cristallo sopra il quale qualcuno si è auto-collocato. E di ridimensionare ciò che va ridimensionato. In questo ambito, però, sorge spontanea una domanda: come mai in troppi fanno finta di niente?
Perché si dà per scontato che questo monumento alla boria debba essere finanziato per l’eternità, mentre le finanze traballano come non succedeva da decenni?
Veniamo alle proposte concrete. La cultura è importante. Nessuno lo mette in dubbio. Ma bisogna investire in ciò che ogni amministrazione di qualsiasi Paese normale farebbe in questo ambito, per una città di medie dimensioni. Indi ragion per cui, si mettano in vendita tutte le strutture che sono un costo e non un guadagno.
Che la villa Heleneum, il museo non a caso definito dal Nano, delle carabattole, e che propone sempre mostre che non hanno mai nulla a che vedere col territorio in cui vengono ospitate, sia messa subito in vendita. E che lo stesso provvedimento venga fatto anche e, soprattutto, per il LAC.
Visto che ci sono direttori disposti a venire a dirigere una cattedrale nel deserto dal Canada, non c’è motivo di pensare che da ogni capo del mondo, non ci siano persone, società, aziende, disposti ad acquistare questa meraviglia e a farla rendere.
Chi se n’è occupato, fino ad ora ha dimostrato di non essere all’altezza. Si faccia da parte e lasci fare a chi ne sa più di lui. O, meglio, di lei.
Antonella Pan-Fassora, presidente Lega Sezione Lugano
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