Cerca e trova immobili
Ospiti
Antonella Pan Fassora - Congelare l’imposta federale diretta
Redazione
13 anni fa

Dopo il “njet” di Burkhalter bisogna passare alle maniere forti.Il Consiglio di Stato ticinese in corpore per incontrare un solo consigliere federale doveva essere un messaggio forte. Chiunque l’avrebbe percepito in questo modo. Invece, Didier Burkhalter deve aver pensato che la visita del governo ticinese a Berna fosse una sorta di scampagnata. Mentre la segreteria di Stato aveva già in mano i nuovi dati sui frontalieri in Ticino, giunti alla stratosferica cifra di 58.633 alla fine di giugno, il consigliere federale romando fingeva sorpresa davanti alle cifre snocciolate dai consiglieri di Stato ticinesi, tanto da far dichiarare a Michele Barra che “Burkhalter è rimasto impressionato dai numeri”. Come ha ricordato Sergio Savoia sul suo blog, il Ticino rappresenta il 7% del territorio della Confederazione elvetica, ma ha il 20% di tutti i frontalieri che vengono ogni giorno a lavorare in Svizzera. Però, per il fatto di avere “solo” 340 mila abitanti su un totale di poco più di otto milioni, ha il potere contrattuale di un eschimese che vuole vendere ghiaccio al Polo Nord. La tendenza a sottovalutare le esigenze, le peculiarità ed i problemi di una minoranza che vive, peraltro, lungo il confine di un Paese difficile, è tipico dei Paesi centralisti come la Francia o l’Italia. Ma non di quelli federalisti, come il nostro. In uno Stato federale, le minoranze contano esattamente come la maggioranza. Niente di più e niente di meno. Non è dunque accettabile che richieste puntuali, concrete e fattibili di una componente del Paese non vengano minimamente prese in considerazione. È già abbastanza squallido che un governo, per far piacere alla comunità internazionale, non presti minimamente attenzione alle rivendicazioni di una parte della propria comunità assillata da problemi che altri non hanno. Ma essere presi in giro proprio non va. Ribadire, come ha fatto settimana scorsa il consiglio federale, il no all'abolizione delle notifiche online, il no all'introduzione dell’IVA sotto i 10 mila franchi per i padroncini, il no alla realizzazione di importanti infrastrutture e collegamenti stradali (in politica si chiamano opere di importanza strategica) in mancanza dell’approvazione dall’aumento delle vignetta autostradale, peraltro senza proporre nulla, senza mettere sul tavolo alternative, senza andare oltre scontate parole di circostanza, significa dover passare alle maniere forti. Non si tratta di ripicche per lo scarso interesse di un governo che diventa ogni giorno sempre meno federalista e sempre più succube di diktat e imposizioni dall’estero, ma di introdurre norme e provvedimenti per la sopravvivenza del tessuto economico e sociale di un intero cantone. Dal momento che gli appelli e le proposte concrete presentate alle autorità federali cadono nel vuoto e la massa critica del Ticino – resa più debole dal fatto che gli stranieri, ovvero un complesso di comunità che non hanno particolarmente a cuore il destino del posto in cui vivono, sono il 26 % - è fonte di debolezza, vanno pensate altre misure. Come il Consiglio di Stato ticinese ha saputo bloccare – nonostante appelli, strali e richiami al rispetto di leggi internazionali e altre amenità, da parte di più parti - i versamenti dei ristorni dei frontalieri all’Itala, il blocco del riversamento dell’imposta federale diretta è l’ipotesi più diretta e incisiva. È un peccato dover parlare in questi termini, perché tra amici e fratelli certi discorsi non si dovrebbero mai fare. Ma dal momento che il Consiglio federale sembra più preoccupato della propria posizione nella comunità internazionale che delle sorti una componente fondamentale della propria comunità nazionale, certi segnali vanno dati. I sorrisi (di circostanza), le pacche sulle spalle e gli inviti a fare due chiacchere svaniranno in una frazione di secondo quando si metterà mano al portafoglio. Siamo sicuri che Didier Burkhalter sbiancherebbe, rendendo va

© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata