Angelica Lepori - Il “cocchipensiero” fa scuola
Redazione
Angelica Lepori - Il “cocchipensiero” fa scuola

Si salvi chi può sembra essere il motto che ha sostituto l’andrà tutto bene del mese di marzo/aprile.

Oggi infatti di fronte a una seconda ondata che ha assunto dimensioni destanti e che non mostra segnali reali di rallentamento il governo non agisce e gli ambienti economici “giocano” (sulla pelle della gente) allo scaricabarile: non sono i bar a diffondere i contagi, sulle piste di sci la sicurezza è garantita, nei grandi magazzini le disposizioni di protezione vengono seguite alla lettera, i datori di lavoro prestano attenzione alla salute dei dipendenti e via discorrendo...insomma il virus continua a circolare ma non è mai colpa di nessuno...e il Ticino rimane la bestia nera della Svizzera, che di fatto è la bestia nera in Europa.

Dietro questi ragionamenti è evidente, come abbiamo più volte ribadito, la volontà di difendere gli interessi dei grandi gruppi economici, sacrificare le parti più deboli dell’economia senza preoccuparsi della salute e del benessere degli operatori sanitari e dei cittadini e delle cittadine.

E sì, perché poi, si dice sempre seguendo la solita logica, “muoiono i vecchi e le persone malate”; persone che, invece, avrebbero potuto vivere ancora a lungo e sicuramente morire in modo più dignitoso di come si muore oggi di covid.

Sorprende che questo ragionamento sia fatto proprio anche dal capo del Dipartimento dell’educazione e dello sport. Ieri sera commentando uno studio del politecnico di Zurigo che sostiene che con la chiusura delle scuole la mobilità diminuisce e quindi anche la diffusione del virus ha commentato “oggi il problema è dato dalla mobilità delle persone piuttosto anziane che sono quelle che vanno all’ospedale e che rischiano davvero e semmai bisogna intervenire lì se si parla di mobilità” aggiungendo poi che si deve “intervenire sulla mobilità delle persone che rischiano di intasare le cure intense e di fare del male a loro stessi che sono le categorie più anziane”.

Siamo ormai ritornati al “Cocchipensiero”, un ragionamento che non sta in piedi per diversi motivi. Prima di tutto, lo abbiamo ribadito più volte, se c’è un problema di trasporti intasati e di mobilità sarebbe veramente il caso di intervenire a quel livello, mentre invece (al di là di una misura farlocca e totalmente inutile introdotta a novembre per le scuole post obbligatorie) da quel punto di vista non si è mosso nulla. Inoltre, dietro la necessità di mantenere le scuole aperte si cela (nemmeno tanto bene) la necessità di garantire ai genitori di poter andare a lavorare e di continuare a far “girare l’economia”. Si dimentica però che questo avviene anche grazie al lavoro degli anziani che in Ticino e in Svizzera continuano a svolgere il lavoro di cura e di accudimento dei nipoti durante il pranzo e nelle ore di dopo scuola. Anche qui, complice una totale assenza di lungimiranza e di capacità organizzativa, è evidente che questo lavoro pesa ancora sulle spalle degli anziani che oggi si vorrebbero confinare.

Infine, c’è un problema etico di fondo sul quale non varrebbe nemmeno la pena soffermarsi se non fosse che a fare certe affermazioni è il capo del Dipartimento dell’educazione e della cultura nonché esponente del Partito socialista che, praticamente, sostiene che per continuare a garantire il funzionamento dell’economia e del sistema di formazione si può sacrificare una generazione intera...

È chiaro che le scuole dovranno essere uno degli ultimi settori a dover chiudere (ma in Svizzera e in Ticino c’è solo l’imbarazzo della scelta, non avrebbe senso chiudere le scuole e lasciare negozi e impianti di sci aperti); ma questo non per permettere ai genitori di andare a lavorare, ma perché la didattica a distanza accentua le disuguaglianze sociali e pesa enormemente sul benessere dei docenti e degli allievi.

In realtà soluzioni per poter garantire in sicurezza la formazione ci sarebbero a cominciare dalla chiusura di tutte le attività non essenziali, dal potenziamento dei trasporti e dei servizi di accudimento fino ad arrivare ad una migliore organizzazione degli spazi e tutto questo senza dover rinchiudere una generazione e accusarla di irresponsabilità. Irresponsabile è chi mette gli interessi economici prima della salute e cerca di contrapporre una generazione all’altra...

di Angelica Lepori, deputata in Gran Consiglio MPS

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