
L’associazione orticoltori ticinesi è preoccupata per l’attuale situazione a livello produttivo e commerciale che si è venuta a creare in questo periodo di fine primavera-inizio estate. Purtroppo quest’anno gli orticoltori ticinesi scrutano l’orizzonte con grande perplessità e preoccupazione. Sarà complice il brutto tempo o la congiuntura o altre contingenze, ma sta di fatto che grandi quantità dei prodotti di stagione tipici della nostra regione (pomodori, zucchine, cetrioli, insalate, ecc.) ristagnano nelle celle frigo o rimangono sui campi. Feno-meno questo che da anni non accadeva già all’inizio della stagione estiva. Inoltre quel po-co che trova smercio sul mercato, lo è a prezzi vigenti negli anni 60 del secolo scorso, og-gi ben inferiori ai costi di produzione.
C’è dell’amaro in bocca ovunque, perché sono grandi gli sforzi che tutto il settore sta por-tando avanti per soddisfare gli standard qualitativi sempre più elevati che il mercato delle verdure richiede e impone. È aberrante pensare che ci siano grandi sperperi della nostra produzione locale, quando essa non soddisfa nemmeno l’autoapprovvigionamento interno.
Pensare, che la verdura è oggi al primo posto nella tanto decantata dieta alimentare, e so-stenuta da medici e alimentaristi di ogni credo, ed è un prodotto alla portata di tutti.E inoltre a livello planetario, visto il crescere esponenziale della popolazione, il problema dell’approvvigionamento alimentare sarà presto al primo posto.
Purtroppo il fenomeno degli acquisti oltre frontiera è in forte crescita e sicuramente incide in maniera negativa sul consumo di prodotti a chilometro 0, oltre che sull’intera economia.Tuttavia anche la grande distribuzione ci mette del suo, e non solo qui, perché anche a li-vello svizzero il trend sembra sia il medesimo. Infatti i nostri colleghi d’oltralpe, che una volta arrivavano sul mercato dopo il Ticino, oggi grazie a costi energetici inferiori ai nostri, riescono a farci una forte concorrenza. Non sono poi da dimenticare i prodotti d’importazione che pure fanno una concorrenza spietata. Anche il consumatore più atten-to, pur volendo prediligere il nostrano, a volte si vede obbligato ad acquistare merce che ha fatto magari anche più di mille chilometri prima di arrivare nel nostro piatto.
Il mondo degli acquisti, è diventato una vera giungla, dove anche voler dispensare consi-gli, o teorie è diventato un azzardo. Anche per le organizzazioni che cercano di pianificare le produzioni e lo smercio è diventato molto difficile. Purtroppo si va sempre di più verso una situazione che il settore orticolo ticinese può sopravvivere bene solo se è aiutato dal clima locale più mite e se in altre regioni svizzere la meteorologia causa eventi fuori dal normale.
La popolazione svizzera ha espresso l’anno scorso in votazione popolare in maniera chia-ra, che vuole la garanzia di un autoapprovvigionamento alimentare. Bisogna pensare però che per continuare ad averlo, bisogna anche consumare la nostra produzione locale, per-ché altrimenti non si è coerenti con quanto è stato espresso alle urne. L’associazione orti-coltori ticinesi (orTI) da anni si impegna con risultati incoraggianti, qualitativi e quantitativi, ora spetta al consumatore fare la sua scelta e dare il suo contributo.
Si spera che consumatrici e consumatori non rinuncino mai a un piatto d’insalata mista, con tanti pomodori di ogni genere!
Andrea Zanini presidente orTI (Associazione orticoltori ticinesi)Deputato in Gran Consiglio
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