
L’economia ci insegna che bisogna produrre il massimo possibile al minimo costo possibile. Non per un’intrinseca avidità del sistema ma perché le risorse sono limitate.
E’ quindi comprensibile che ogni azienda cerchi di mantenere i costi bassi. Occorre però approfondire la questione e guardare alle conseguenze delle nostre scelte.
Se per abbassare i costi del mio cantiere non controllo i rifiuti che produco essi andranno a finire nel fiume o nei campi causando un danno e quindi un costo maggiore. Se per vendere moda a basso prezzo faccio capo a produttori senza scrupoli accetto che vi possano essere conseguenze gravi per le lavoratrici e i lavoratori, un tragico esempio è quanto successo nel 2013 al Rana Plaza di Dacca, Bangladesh.
Tutti noi che lavoriamo siamo un costo, non per niente i nostri salari finiscono alla voce “costi del personale”. Se nella mia azienda faccio sistematicamente capo a lavoratori sottopagati riesco sì a comprimere i costi, ma se guardo un po’ più in là mi accorgo che contribuisco ad impoverire il tessuto sociale ed economico nel quale opero.Venendo a mancare il potere d’acquisto alla lunga anche il mio business ne risentirà.
Una lettura superficiale del problema potrebbe rispondere dicendo che contano solamente i costi diretti, quelli che sostengo io e non quelli degli altri. Ma se c’è qualcosa che stiamo imparando è che tutto è connesso e che “gli altri siamo noi” come cantava un qualche anno fa Umberto Tozzi.
Abbiamo vissuto sulla nostra pelle l’inefficacia delle misure accompagnatorie della libera circolazione, riprendiamo in mano ora le redini e diciamo sì ai salari minimi, ai contingenti e alla preferenza ai residenti.
Andrea Imperatori, candidato n. 45, i Verdi del Ticino, lista n. 5
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