
Scuole comunali, un investimento prioritario per i giovani
La popolazione del Canton Ticino sarà chiamata il 28 settembre ad esprimersi sull’iniziativa “Aiutiamo le scuole comunali – Per il futuro dei nostri ragazzi”, che promuove modifiche nel campo della scuola dell’infanzia e della scuola elementare. Il testo, per il quale le firme furono raccolte nel 2009, circola già da qualche tempo tra i banchi del Gran Consiglio ed alcuni dei punti proposti sono già stati implementati. Le modifiche principali che restano da decidere alla popolazione in votazione sono il potenziamento dei servizi di mense e doposcuola (soprattutto per le scuole elementari, dove vi è esigenza) e la riduzione del numero di allievi per classe (massimo di 20; con deroga straordinaria e sostegno del docente d’appoggio fino a 24).
Si tratta di un investimento prioritario. Il Ticino arranca infatti nelle statistiche che riguardano la spesa per l’educazione: che si parli di spesa pro capite, spesa per allievo o di percentuale di budget (comunale o cantonale) dedicato a tale spesa, il Ticino si trova in netto ritardo rispetto al resto della Svizzera. Il dubbio è che non si tratti di una questione d’efficienza, bensì di una riluttanza ad investire a lungo termine in un valore aggiunto quale l’istruzione.
Ma perché è così importante investire nell’istruzione dell’obbligo?
Innanzitutto per gli alunni. La riduzione di allievi per classe consente una maggior attenzione sui bambini, in una fase fondamentale per lo sviluppo della loro personalità e per l’apprendimento, come sottolineato da diverse ricerche internazionali. Non bisogna poi dimenticare che oggigiorno nelle classi vi sono sempre più pluralità culturali e linguistiche, conciliabili in maniera ottimale solo con la necessaria considerazione.
L’altro carattere determinante della riforma è quello che si riferisce alle mense e ai doposcuola. L’estensione dell’offerta di tali servizi rappresenterebbe un importante passo avanti nella conciliazione famiglia-lavoro, tema prioritario per il futuro economico e social demografico del nostro cantone. Al giorno d’oggi avere dei figli in Svizzera è una vera e propria impresa, in particolare se entrambi genitori hanno aspirazioni o obblighi professionali. Siamo un paese che ha da tempo completato la transizione demografica, che mira dichiaratamente alla palrità fra i sessi e nel quale il ricambio generazionale è assicurato solo grazie all’immigrazione, pertanto un investimento per incentivare la natalità e per aiutare le famiglie, nel solco degli insegnamenti delle politiche demografiche scandinave, è più che mai necessario. Le ricadute economiche da questo punto di vista sarebbero concrete, basti pensare al finanziamento della cassa pensioni e più in generale all’invecchiamento della popolazione da una parte, agli effetti positivi sull’impiego con il sostegno tra famiglia e lavoro per i genitori dall’altra.
In ottica più generale, l’investimento nell’istruzione sta alla base dello sviluppo culturale, economico e sociale di un paese. Una formazione di qualità è fondamentale per lo sviluppo del capitale culturale, che potrà esser poi sfruttato anche sul mercato del lavoro. Non tutte le famiglie hanno la possibilità di seguire i propri figli nell’apprendimento al di fuori dell’orario scolastico e questa proposta cerca di sostenerle per quanto possibile. Statisticamente sono le famiglie del ceto più basso che hanno i maggiori problemi in questo campo, dunque la misura si arricchisce di un aspetto sociale che vuol contrastare le disparità “ereditarie” e in un certo senso avvalorare la vera meritocrazia, ovvero quella che parte da uguali situazioni di partenza.
Votare SÌ significa dunque credere in un Ticino dalle basi solide, nel quale le famiglie possano disporre di servizi adeguati, gli alunni di una formazione di qualità e nel quale la lotta contro le disuguaglianze resti al centro del discorso politico!
Andrea Ghisletta, membro Gioventù Socialista
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