
Ancora più del solito durante la campagna elettorale la società e i politici etichettano gli avversari con eufemismi che col passar del tempo diventano più offensivi dei termini sostituiti. Infatti oggi la società e la politica sono composte da populisti, da radical chic, da fancazzisti, da sovranisti e via di seguito. In questo marasma di etichette però mi sembra manchi quella applicabile quasi a tutti, cioè l’etichetta del genera costi che nella versione popolare potrebbe essere il “caca-costi”. Eppure il genera costi è il politico più diffuso, infatti l’AVS, il secondo pilastro, la cassa malati, il lavoro, il traffico l’inquinamento ecc. ecc. restano problemi irrisolti che grazie all’intervento dei “caca-costi” sono diventati però più cari. Che la politica in carica difficilmente sciolga nodi o trovi soluzioni (effettivamente non facili) ma nella ricerca di quest’ultime generi sempre maggiori costi, è un fatto.
Come é un fatto che i costi generati non sono costi democratici, perché a pagarli saranno più o meno tutti gli altri. Il “caca-costi” non è interessato a mantenere quello che c’è di buono o a farlo funzionare meglio, (posta e sevizi vari) perché è difficilissimo trovare soluzioni e tantomeno soluzioni democratiche. Lui è un genio e ha capito che è più facile far regali condividendo la fattura perché comunque qualche riconoscente lo genera. Per questo motivo il “caca-costi” al posto di soluzioni sforna miraggi, che sono costi per la maggioranza e incassi e favori per una minoranza. Insomma se il politico “caca-costi” non contribuisse a migliorare la società e fosse in assistenza o in pensione, costerebbe molto, molto, meno. Per questo individuare il procrea costi o “caca-costi” sulle liste elettorali è importante, perché non possiamo più permetterci dì finanziare i loro sogni e le loro belle non soluzioni.
Andrea Genola
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