
Adesso basta, il vaso è colmo. Il sindaco di Lavena Ponte Tresa, dopo aver postato su Facebook un video nel quale denunciava “la presa in ostaggio di 5000 frontalieri al valico di Ponte Tresa”, chiede ora le scuse ufficiali da parte delle autorità ticinesi per avere chiuso la dogana e avere leso, a suo dire, la dignità dei frontalieri. La chiusura della dogana è stata una misura straordinaria di polizia, conseguenza di una tentata rapina, quindi a tutela della sicurezza di tutti non solo dei ticinesi.
Mi chiedo perché il Sindaco Mastromarino, invece di espletare le funzioni per le quali è stato eletto, non si pone qualche domanda e riflette:- perché 5000 frontalieri vengono a lavorare in Ticino e non lavorano in Italia?- perché 5000 frontalieri corrispondono a circa 5000 vetture?- perché ogni mattina cosi come ogni sera, il traffico alla dogana di Lavena Ponte Tresa è intasato
Poi magari tra un post e l’altro su Facebook troverà il tempo di concretizzare alcune misure che porterebbero giovamento a tutti i comuni di confine:- la costruzione di posteggi su suolo italiano affinché i frontalieri possano lasciare l’auto la mattina prima di recarsi sul posto di lavoro;- organizzare delle navette che permettano ai lavoratori di recarsi sul posto di lavoro;- favorire con dei sussidi quei frontalieri che decidono di servirsi dei mezzi pubblici;- e se proprio vogliamo esagerare, cercare delle soluzioni per creare dei posti di lavoro nei comuni di confine, con dei salari dignitosi.
Invece di chiedere le scuse provi almeno a risolvere questi problemi e altri come ad esempio quello relativo alle fogne di alcuni comuni di confine che ancora nel 2016 sul lato italiano lordano le acque del Ceresio. Magari potrebbe farlo in parte con i ristorni che percepiscono i comuni di confine come il suo. Forse prima di urlare a vanvera a Berna o a Bellinzona sarebbe opportuno farlo a Roma.
Andrea DaldiniAvvocato e consigliere comunale a Monteceneri
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