
Nelle ultime settimane s'è dato spazio anche alla votazione cantonale sull'apertura prolungata (di mezz'ora) dei negozi. Con divertimento ho letto le "argomentazioni" dei contrari, suddivise principalmente in due punti:
- fra chi paventa uno sfruttamento dei dipendenti, giocando sulle emozioni del lavoratore dichiarando il falso, in quanto l'iniziativa oltre a prevedere il prolungamento di chiusura dalle 18.30 alle 19.00, contiene anche una clausola di misure in protezione del dipendente tramite un CCL (condivisibile o meno);
- e chi, da sempre protettore del proletariato, si trasforma in difensore degli interessi dei piccoli commerci. Sostenendo tesi secondo le quali a puntare su questa misura sia la "lobby" della grande distribuzione e le modifiche che promette l'iniziativa andrebbero a svantaggio dei piccoli commerci cittadini e di paese.
Su questa seconda posizione vorrei proporre una breve e semplice riflessione. Se l'aumento dell'orario di chiusura dei negozi favorirebbe unicamente la grande distribuzione a scapito dei piccoli commercianti come sostengono i contrari, come mai tutte le associazioni dei commercianti (Società dei Commercianti del Mendrisiotto, Società dei Commercianti di Bellinzona, Società Commercianti Industriali e Artigiani del Locarnese, Società dei Commercianti di Morcote, Società dei Commercianti di Lugano, Società dei Commercianti Giubiasco e dintorni, Associazione Via Nassa, Associazione Club del Centro Lugano) sostengono e pagano la campagna in favore dell'iniziativa? Sono forse tutti idioti? Io credo invece che i contrari si stiano arrampicando sugli specchi, o meglio sulle vetrine, propinando fandonie ed argomenti campati per aria.
Una terza riflessione, apparsa sul CdT datato 15 febbraio, di Saverio Lurati (PS) mi ha fatto sorridere. Egli sostiene che "il commercio ticinese non abbisogna di nuovo ossigeno (??), ma semplicemente di applicare una politica dei prezzi meglio allineata con i salari insufficienti di una grossa parte dei ticinesi." Tradotto in poche parole: diminuire i prezzi ed aumentare i salari (botte piena e moglie ubriaca? Mah...) e lo giustifica paragonando "i nuovi retailer apparsi nel nostro cantone" che grazie a prezzi più bassi fanno man bassa di clienti e pagano salari più alti rispetto ai negozi indigeni. Ma questi "nuovi retailer" non sono per caso quella grande distribuzione installatasi in Ticino che fa parte di grandi catene estere che compera quantità industriali di prodotti a basso costo e che permette loro di fare una concorrenza sleale ai nostri piccoli commerci?
Ho forse fatto confusione? Non sostenevano i piccoli commerci? Non eran loro a sostenere che l'iniziativa avrebbe aiutato la grande distribuzione a scapito dei piccoli commerci ed ora la utilizzano come modello da cui prendere esempio? Forse le mie capacità intellettuali non sono sufficienti per comprendere questa "coerenza" politica.
Il 28 febbraio votiamo un SI convinto per i nostri commerci, per i nostri lavoratori e per il nostro turismo!
Andrea Censi, candidato al Consiglio Comunale di Lugano per la Lega dei Ticinesi
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