Cerca e trova immobili
Ospiti
Amanda Rückert - Task force di polizia per combattere gli abusi lavorativi
Redazione
11 anni fa

In questi anni - e soprattutto in quest’ultimo anno - abbiamo capito che gli strumenti di cui disponiamo (volontà popolare compresa) non sono sufficienti per tutelare il mondo del lavoro dalle piaghe che lo affliggono. L’impegno delle parti sociali, l’ispettorato del lavoro, la Commissione tripartita, i contratti collettivi di lavoro e quelli normali svolgono tutti un fondamentale ruolo, ma non sono sufficienti.

Spesso le metafore fiabesche rendono l’idea. A proposito c’è un’antica fiaba olandese molto rappresentativa “Hendrick il coraggioso”, dove il bambino Hendrick, accortosi di un piccolo foro in una diga da cui zampillava un getto d’acqua, vi infilò un dito per salvare la sua città. Il bambino divenne un eroe, ma riuscì nel suo intento solo grazie alle sue grida di aiuto. Da solo, con la sola forza del suo dito, non sarebbe riuscito a fermare la potenza dell’acqua.

Noi ticinesi siamo nella situazione di Hendrick: abbiamo messo molte dita nella falla della diga; ma non basta! Se non riusciamo a correre urgentemente ai ripari, se non tamponiamo le crepe che di giorno in giorno si allargano, saremo sommersi e spazzati via dalla furia dell’acqua.

Abbiamo assistito a molte prese di posizione da parte della politica e della società civile, azioni di forza, discorsi, proclami, mozioni e iniziative a tutte le istanze, ma poco o nulla sembra essere cambiato. Anzi, in alcuni settori e complice anche il recente abbandono della soglia minima di cambio tra il franco e l’euro, la situazione non fa che peggiorare.

Dobbiamo continuare a perseverare nel far valere le esigenze del Ticino con la Confederazione, anche se consapevoli che prima che al piccolo Ticino, la Berna federale sembra voler continuare a dar conto alla grande Bruxelles. A causa di condizioni dettate dagli accordi bilaterali continuiamo quindi a sentirci ripetere che le notifiche online per padroncini e distaccati non possono essere abolite, che i contingenti per i lavoratori stranieri (nonostante il voto del 9 febbraio) non possono essere applicati dall’oggi al domani, che non abbiamo strumenti per limitare i permessi di dimora (che crescono al ritmo medio di 7'000 unità all’anno) e nemmeno per individuare gli abusi che grazie a quei permessi si moltiplicano, che non possiamo controllare sistematicamente il casellario giudiziale di chi richiede il permesso di vivere e lavorare in Svizzera, che non possiamo espellere immediatamente chi si rende colpevole di reati… Tutti elementi che forse al momento dell’accettazione degli accordi bilaterali erano stati sottovalutati, ma che oggi dimostrano il grosso limite degli stessi e sono esempio della necessità di ridiscutere gli accordi.

Ci siamo anche resi conto che non basta fare appello alla responsabilità dei datori di lavoro perché assumano personale domiciliato, dato che nonostante tutto e soprattutto nonostante il voto del 9 febbraio 2014, i frontalieri continuano ad aumentare. Spesso la sensazione è quella che l’economia abbia delle logiche che vanno oltre l’etica, la volontà politica e la responsabilità sociale. Certo, delle migliaia di aziende che ci sono in Ticino, sono una minoranza quelle in realtà veramente problematiche, ma i problemi che esse generano possono essere estremamente devastanti e rendono assolutamente necessario un intervento maggiore. Sono in ogni caso troppi gli imprenditori o presunti tali che negli ultimi anni hanno visto il Ticino come una terra di conquista, per insediare attività di cui non abbiamo nemmeno forzatamente bisogno e che sarebbe bello riuscire ad allontanare dal nostro territorio. L’economia ticinese non merita questo tipo di soggetti, che con il loro agire rischiano di rovinare la reputazione di un intero settore.

Un elemento fondamentale per fermare le crepe nella diga in questo senso è costituito anche dalla repressione, dal potere e dai mezzi messi a disposizione di giustizia e polizia per controllare e arginare i fenomeni di degrado del mondo del lavoro. In questo contesto si colloca la recente proposta del Consigliere di Stato Norman Gobbi di istituire all’interno della Polizia cantonale un’équipe di investigatori incaricati di indagare sui molteplici reati legati al mondo del lavoro, in aziende e cantieri, e di agire con prevenzione e repressione. Sono convinta che si tratta di un’ottima iniziativa e una delle poche strade percorribili per tentare di risanare un degrado che è sotto gli occhi di tutti, ma di fronte al quale siamo impotenti.

Fenomeni di caporalato, quando non di sfruttamento al limite dello schiavismo, lavoratori (soprattutto frontalieri) pagati al cinquanta per cento per lavorare al cento o oltre, salari in linea con i contratti collettivi ma che prevedono la restituzione di una parte di salario a chi procura il lavoro, società create da sedicenti imprenditori con il solo scopo di farle fallire, impieghi fittizi per ottenere un permesso di dimora e le relative prestazioni sociali… L’elenco è lungo e la giungla è tutta da esplorare. Nell’attesa che si muova finalmente qualcosa a Berna, la proposta formulata dal Dipartimento delle istituzioni di istituire una squadra di polizia è a mio avviso un benvenuto e fondamentale tassello all’interno del sistema, che potrà portare il suo fondamentale contributo, collaborando anche con i servizi cantonali e comunali preposti e con la commissione tripartita per cercare di ristabilire il diritto, la dignità e la legge nel mondo del lavoro.

Amanda RückertDeputata Lega in Gran ConsiglioCandidata Lega Al Consiglio di Stato e al Gran Consiglio

© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata