
Si è appreso che la sindachessa di Neuchâtel– già Consigliera nazionale, già condannata per guida in stato d’ebrietà all’1,1 per mille, già protagonista di un vivace battibecco in stato di ebrietà al termine di una manifestazione che aveva ufficialmente inaugurato quale sindaco – si è ripetuta la scorsa settimana, insultando e minacciando pesantemente gli agenti intervenuti a prelevarla per sedare un alterco da lei provocato con un tasso di ebrietà del 2 per mille. La mia lettera non vuole essere in nessun caso un attacco politico, anzi spero fortemente che la signora possa presto rimettersi e uscire da questa spirale. Il mio scritto vuole mettere l'accento su di una deontologia giornalistica che sembra ormai andata persa; sì perché chi ha appreso la notizia dalla RSI o dal quotidiano “laRegione” si sarà inutilmente chiesto a quale partito appartenga la signora e avrà dovuto ricorrere ad altre fonti di informazione per sapere che è socialista, che si ricandida settimana prossima per il posto di sindaco, che il Partito Socialista fa quadrato attorno a lei, e che al momento si trova ufficialmente in malattia. Ognuno, si sa, informa come meglio crede e usa i pesi e le misure che più gli convengono. Già Giovanni Giolitti diceva che “la legge con gli amici si interpreta, con gli avversari si applica”. Vale sicuramente anche per la cosiddetta deontologia giornalistica. Ma non è finita: si è pure appreso, qualche giorno dopo, che il poliziotto che aveva riferito la cosa ai media è stato identificato, fermato e deferito alla procura pubblica con l’accusa di violazione del segreto d’ufficio. Anche qui, altro Cantone, altri pesi e altre misure, sembrerebbe… Michele Andina, economista
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