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Alice Croce-Mattei - La nostra sfera privata, un bene da difendere
Alice Croce-Mattei - La nostra sfera privata, un bene da difendere
Alice Croce-Mattei - La nostra sfera privata, un bene da difendere
Redazione
11 anni fa

Se c’è una cosa che colpisce subito lo straniero che arriva in Svizzera è che quando incontriamo un personaggio famoso che passeggia nessuno si scompone. Il più delle volte lo guardiamo con discrezione, accenniamo al massimo un saluto e passiamo oltre. Le nostre case sono luoghi discreti, non abbiamo l’abitudine di esporle a chicchessia svelando la nostra intimità; come pure non andiamo a scavare in tutti gli angoli della vita privata degli indagati quando si apre un caso giudiziario per rispetto delle persone coinvolte. Alcuni esempi semplici, di quotidianità, che però trovo significativi per dire quanto per noi ancora conti la sfera personale, che resta un ambito riservato, da proteggere.

Vi è poi un secondo aspetto caratteristico della Svizzera che è la fiducia tra Stato e cittadino. Lo Stato, e con esso le leggi, partono dal presupposto che il cittadino è corretto e merita fiducia. In contropartita i cittadini sono responsabilizzati ad assumere un comportamento virtuoso, anche nel compilare la dichiarazione d’imposta. Attori nella costruzione del Paese e del suo benessere sono ripagati dalla qualità dei beni e servizi che lo Stato eroga.

Purtroppo attorno a questi concetti, che sono veri e propri valori identitari svizzeri, si sta creando una confusione nociva e contraria alla nostra tradizione e alla nostra storia. Non perché cambiano le abitudini e i comportamenti, ma perché viene meno la loro affermazione e la loro salvaguardia. Ecco allora che il segreto bancario per gli svizzeri, espressione di questo rispetto della nostra sfera privata da parte dello Stato, in un attimo è ridotto e strumentalizzato. Quella che fino a ieri era l’affermazione della privacy e del rapporto di fiducia tra Stato e cittadino oggi diventa l’ambito del sospetto, se non addirittura dell’illecito e del nascondimento.

La fine del segreto bancario interno costituirebbe un ribaltamento del rapporto di fiducia tra Stato e cittadino. Sarebbe un cambio di rotta pericoloso, che finirebbe per scardinare la cultura civica, che è tra le chiavi del successo del nostro sistema. Se lo Stato non si fida più, l’equilibrio viene meno. La posta in gioco, in termini d’identità e di funzionamento del Paese, è alta. Basta una rapida occhiata fuori dai nostri confini per osservare le derive catastrofiche di un sistema in cui a prevalere sono un clima di sospetto e il controllo del cittadino (si va dalle intercettazioni telefoniche incontrollate, all’aggressività del sistema giudiziario a una più generale incertezza del diritto). Il compito dello Stato non è quello di verificare a ogni occasione la buona fede dei suoi cittadini. Lo Stato dovrebbe piuttosto valorizzare e coltivare quel rapporto di fiducia che è sempre stata una forza e una risorsa nel nostro Paese.

Colpisce che il Consiglio federale sia pronto a mettere a repentaglio il modello elvetico su questa questione fondamentale; oltretutto lo fa non perché vi è un più alto ideale da affermare ma semplicemente per la preoccupazione che qualcuno dall’esterno ci possa criticare. Non possiamo correre questo rischio. La posizione da assumere, allora, rispetto all’iniziativa “sì alla protezione della sfera privata” non può essere che di pieno sostegno, a salvaguardia di un principio fondante dello stato di diritto e della tutela della persona che come tale deve trovare posto nella Costituzione.

Alice Croce-Mattei, Candidata al Consiglio Nazionale PPD

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