
Nei giorni scorsi sono state due le notizie riportate dai media che hanno destato il mio interesse: l'operazione di polizia contro la n'drangheta avvenuta nei cantoni di Zurigo, Turgovia e Vallese con il fermo di 15 persone e la risposta data dalla consigliera federale Simonetta Sommaruga al consigliere nazionale Marco Romano concernente l'accordo con l'Italia in materia di polizia e doganale.
Riguardo alla prima notizia ben vengano queste operazioni congiunte con l'Italia per smascherare e contrastare il più possibile il crimine organizzato che purtroppo anche da noi si è radicato. Nulla da eccepire quindi, se non ci fosse stata poco dopo la diffusione di un breve filmato, orchestrato dagli italiani, con il quale si propagandava l'arresto di Saas Grund in Vallese di una di queste persone, avvenuto ad opera di poliziotti italiani. Dopo la denuncia da parte del SonntagsBlick il Dipartimento federale di giustizia e polizia ha subito smentito asserendo che quello che mostrava il video era solo "una messinscena mediatica": una vera e propria pagliacciata quindi. Io credo che per combattere le mafie non ci si debba concedere buffonate del genere. Occorrono massima serietà e professionalità e non da ultimo la confidenzialità.
Confidenzialità che purtroppo sembra piuttosto carente nella vicina penisola. Già in occasione della precedente operazione contro la n'drangheta avvenuta a Frauenfeld nell'estate del 2014, sempre in concorso con le autorità italiane, le medesime avevano divulgato subito la vicenda ai media, corredandola con un video, con il rischio di rovinare tutto. Allora il Procuratore generale della Confederazione Michael Lauber fu costretto, sensibilmente irritato dall'inopportuna fuga di notizie, ad affrontare una conferenza stampa.
Per quanto concerne la seconda notizia, ossia la risposta della consigliera federale nell'ambito dell'accordo italo svizzero in materia di cooperazione di polizia e doganale, l'Italia dovrebbe entro quest'anno ratificare il medesimo che ha lo scopo di contrastare la criminalità transfrontaliera e che permetterà di istituire pattuglie miste e migliorare le condizioni quadro per lo scambio di informazioni. Quello che mi preoccupa veramente sono le pattuglie miste, che potranno operare nella cosiddetta zona di frontiera, perimetro piuttosto vasto. Qualche interrogativo sulla bontà di queste pattuglie miste me lo pongo e francamente mi auguro che il Senato italiano ne discuta il più tardi possibile, meglio ancora, mai.
Alfredo Bazzocco, già ufficiale della polizia cantonale
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