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Alex Farinelli - La scuola che verrà
Redazione
11 anni fa

La scuola non è solo un edificio dove s’insegna a leggere, scrivere e far di conto. La scuola, in particolare quella dell'obbligo, è soprattutto il luogo dove crescono i cittadini di domani. È giusto quindi occuparsene e recentemente il DECS ha presentato la sua visione, o meglio quella del suo direttore, riguardante la scuola che verrà. Si vuole eliminare la licenza elementare, si vogliono togliere i livelli nelle scuole medie, si vogliono semplificare i criteri di accesso al liceo o alla commercio abolendo la media del 4,65. Un vero inno all'egualitarismo a tutti i costi. Un messaggio ingannevole e pericoloso per i nostri giovani: impegnarsi non serve, tanto si arriva tutti allo stesso punto, perché gli eventuali ostacoli saranno eliminati. In pratica si è di fronte a una sostituzione della cultura dell'impegno e del merito - quella presente, almeno in parte, nella scuola attuale - con una dell'egualitarismo e della semplificazione. La realtà però è ben diversa, e cullare i nostri ragazzi nell'illusione che siamo tutti uguali non farà altro che render loro molto più difficili i gradini successivi. Ogni ragazzo è differente, con le sue peculiarità e con i suoi tempi di "maturazione". Questo è un fatto che non costituisce un problema. Nel nostro sistema si può infatti passare dalla formazione professionale a quella accademica, e vice versa, grazie ad anni passerella, maturità professionali, o esami integrativi. La condizione è naturalmente quella di avere la voglia e le capacità per riuscire. In definitiva non ci si trova mai in un vicolo cieco e questo vuol dire garantire, a tutti e nei fatti, le pari opportunità.

E poi, una volta per tutte, smettiamola di parlare della via degli studi facendo riferimento solo alla formazione liceale e accademica. La formazione professionale ha pari dignità, e chi la frequenta non si impegna meno degli altri, ma semplicemente in maniera diversa. La forza del nostro sistema formativo è data proprio dai due pilastri, non sminuiamo continuamente quello professionale che deve anzi essere rivalutato. Sì, perché tante opportunità di lavoro per i nostri ragazzi non crescono sui banchi del liceo ma proprio nel mondo delle professioni. Non dimentichiamolo pensando al loro futuro, e soprattutto occupandoci di come sarà la scuola che verrà.

Alex Farinelli, candidato PLR al Consiglio di Stato

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