
L’attuale fase di crisi economica è sotto gli occhi di tutti. Le aziende, nei settori più disparati, sono sempre più in difficoltà. Le cause sono diverse: una su tutte, il franco forte. Ma è innegabile che esista anche un altro fattore, non di poco conto, che contribuisce ad alimentare questa crisi: ovvero la concorrenza che proviene da sud: i lavoratori frontalieri (oltre sessantamila!) e il fenomeno dei padroncini. Mentre sui primi, almeno per ora, si può fare, purtroppo, ben poco, sui padroncini e sulla concorrenza sleale ci si può invece attivare concretamente. Cosa questa che in parte è già stata fatta con la revisione della legge sulle commesse pubbliche. Fortemente voluta dal Consigliere di Stato Claudio Zali, essa prevede, all’interno delle forchette nelle quali gli accordi bilaterali ci permettono di porre dei vincoli, che fino a un massimo di 8,7 milioni di franchi per le commesse edili e fino a 350'000 franchi per le forniture e servizi, le commesse pubbliche siano riservate esclusivamente ad aziende svizzere e, possibilmente, ticinesi. La stessa cosa si sta facendo sul fronte degli appalti pubblici, con l’inserimento di criteri killer quali ad esempio: la formazione degli apprendisti, referenze locali, ecc… . È ovvio - e lo ribadisco - che i paletti posti dagli accordi bilaterali ci obbligano a mantenere una certa flessibilità.
Un altro efficace strumento volto alla tutela del mercato del lavoro indigeno è l’albo degli artigiani, richiesto - va ricordato - dal Parlamento ticinese a larga maggioranza (un solo voto contrario). Anche in questo caso, il ministro leghista Zali ed il Governo si sono attivati per lottare contro la concorrenza sleale, ovvero contro quelle aziende che con il loro modo di lavorare non serio praticano il dumping salariale, con un conseguente abbassamento dei prezzi negli appalti che porta le stesse imprese ad aggiudicarseli in modo, appunto, non corretto. Questo provvedimento, da una parte è volto a tutelare gli artigiani ticinesi, e dall'altra permette di dare un giro di vite al fenomeno dei padroncini in Ticino.
La Lega è da sempre vicina alla popolazione e alle sue necessità. Oggi più che mai, tra disoccupati e aziende in difficoltà, la Lega ha il dovere di profilarsi maggiormente in questo settore. Ed è quello che sta facendo, agendo, ancora una volta, nell’esclusivo interesse dei cittadini. Dobbiamo cercare veramente di salvaguardare e tutelare il nostro mercato del lavoro, i nostri artigiani, le nostre aziende. Come? Facendo la nostra parte. Quindi, noi stessi in primis, dovremmo evitare di fare la spesa in Italia, di chiamare padroncini italiani e di ricorrere ad aziende insediate in svizzera, ma che al nostro territorio non danno valore aggiunto. Con la consapevolezza che la Lega, anche grazie ai suoi rappresentanti nei Comuni, continuerà ad impegnarsi attivamente su questo fronte.
Alessio Allio, Candidato al Municipio e al Consiglio Comunale per la Città di Mendrisio, Gruppo Lega dei Ticinesi
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