
Che la 'esse' di 'sport' sia una lettera sfortunata lo si capisce già dalla posizione che occupa nel nome del Dipartimento che se ne occupa: il DECS. Si trova lì appiccicata in fondo, dopo i due fratelli maggiori che rappresentano i piaceri più elevati di educazione e cultura. A onor del vero non è che le cose vadano meglio a livello di Dipartimenti federali, anzi: la «esse» del DDPS, accostata a esercito e politica di sicurezza, fa la figura del cugino scemo …
Ad ogni modo, bisogna dire che la Confederazione a sud delle Alpi la sua parte la fa egregiamente, investendo regolarmente milioni di franchi per ampliare il Centro sportivo nazionale di Tenero. Il problema è però che, appena ci allontaniamo dai mattoncini firmati Mario Botta del CST, il quadro tende alla desolazione. Lo sa benissimo chiunque faccia uno sport che prevede trasferte oltre Gottardo. Conviene dirlo senza troppi giri di parole: rispetto ai cugini confederati, il Canton Ticino offre palestre lillipuziane con attrezzature che risalgono al dopoguerra, spogliatoi decadenti, campi sintetici non pervenuti, sistemi di illuminazione che metterebbero alla prova un animale notturno. Con strutture del genere, farei fatica a biasimare mio figlio di 2 anni se per il suo doposcuola scegliesse di diventare campione di eSports.
Quel che serve è un «Piano Marshall» di investimenti a favore dello sport, anche in un’ottica di politica sociale. Se ci danno fastidio i giovani che si alcolizzano, fumano e lasciano qualche rifiuto di sera nei cortili delle Scuole medie, il primo passo dovrebbe consistere nel chiederci cosa stiamo offrendo loro di meglio da fare. La risposta è che dobbiamo investire più risorse nelle strutture, consapevoli che oggi il mondo dello sport rappresenta una vera e propria rete di protezione per quei giovani che, usciti dal piazzale di scuola, cadono nel vuoto sociale. Dedichiamo qualche decina di milioni di franchi per sostenere progetti di centri sportivi all’avanguardia, anche nelle valli, e le persone disposte ad animarli si faranno avanti. A quel punto – come è accaduto in Islanda – potremo magari decidere, con la coscienza pulita, che è necessario istituire anche un coprifuoco serale per i minorenni: se però continueremo a scegliere la repressione prima di avere creato le condizioni per l’esistenza di alternative, staremo tradendo l’impegno solenne a impegnarci a favore delle nuove generazioni.
Alessandro Speziali, candidato al Gran consiglio e al Consiglio di Stato per il PLR
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