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Alessandro Robertini - Cinquanta sfumature di sinistra: e così sia!
Redazione
11 anni fa

Difficile, nella base progressista, capire come mai nella sinistra, e non solo ticinese, nascano sempre infinite discussioni e non ci si possa mai mettere d'accordo per formare un fronte unito che possa rafforzare la presenza nei consessi per poter difendere con maggior forza gli interessi dei più deboli. Questo è dovuto alla molte sfumature, per usare un eufemismo, che differenziano sostanzialmente i modi di interpretare la politica all'interno di questa vasta area che fondamentalmente ha un unico obbiettivo, ossia quello appunto di dare dignità alla sempre più ampia fascia di popolazione maggiormente sfavorita, ceto medio incluso, a favore di pochi privilegiati che detengono la maggior parte della ricchezza.

Detto questo è ovvio che non ci sia un'unica visione della politica di sinistra e questo fa si che esista un'ala moderata maggiormente volta al compromesso e favorevole ad un'azione comune con le ali meno conservatrici dei partiti di centro. Questo cozza evidentemente con chi ha una visione della politica di sinistra più radicale e barricadera volta a contrastare in modo determinato la sfrontatezza della politica liberista e del capitalismo incontrollato e globalizzato. Entrambe meritano evidentemente rispetto ma non per questo vanno entrambe condivise. Da qui la principale frattura che difficilmente potrà essere colmata ne oggi ne in un prossimo futuro. Mi sembra ovvio che la sinistra radicale, in cui potrebbero senza dubbio identificarsi anche parecchi aderenti del "moderato" PS, faccia fatica, con tutto il rispetto per Jacques Ducry, ad accettare che chi si rifà ai valori della Rivoluzione francese sfociata poi nell'Illuminismo, possa rappresentare un'ampia area di sinistra cha abbracci tutte le correnti. Tantomeno non tutti all'interno del socialdemocratico Partito socialista potrebbero riconoscere in Ducry il candidato del Partito. Non dimentichiamo che, pur condividendone i valori fondamentali di tolleranza, uguaglianza e libertà intesi come valori politici naturali ed universali, la Rivoluzione francese fu una rivoluzione borghese e l'Illuminismo fu dichiaratamente a favore della proprietà privata e della libertà d'impresa, preambolo dell'attuale capitalismo globalizzato e fuori da ogni controllo seppur democratico.

A questo punto non si può che rimpiangere i tempi d'oro della presenza sulla scena politica ticinese del Partito Socialista Autonomo (PSA), formazione che seppe coagulare attorno a se tutta la sinistra radicale di allora, dal Partito del Lavoro alla Lega Marxista Rivoluzionaria, fino ad assumere forza tale da riuscire ad entrare nell'Esecutivo, dopo di ché l'azione politica della sinistra tese ad un appiattimento verso il costante compromesso con le forze di centro. A questo punto ci si può chiedere se non sia forse più incisiva la presenza di una forte componente di opposizione, come lo fu appunto il PSA, che possa condizionare anche l'azione della sinistra moderata. Pari dignità dunque alle diverse componenti della sinistra che hanno tutte ugual diritto di cittadinanza e di affermazione nell'emisfero politico. E se a livello federale esiste, per fortuna, ancora la possibilità di congiunzione delle liste, sarebbe ora che qualcuno chieda il ripristino di detta modalità anche a livello cantonale, affinché diverse entità di pensiero possano collaborare nel raggiungimento di un comune obiettivo senza deturparne le singole identità come qualcuno vorrebbe.

Alessandro RobertiniMembro Comitato cantonale PSPresidente PS Bellinzonese

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