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Alessandro Pesce - Appello di GastroTicino ai politici: aiutateci
Redazione
15 anni fa

GastroTicino, la federazione esercenti albergatori, è preoccupata per il futuro del settore e delle migliaia di famiglie che vi lavorano (a livello svizzero il 6% della manodopera totale). Il perdurare della crisi economica, la forza del Franco svizzero, l’aumento dei costi di merci e servizi, e tasse ingiuste come l’IVA che discrimina la ristorazione, rappresentano nubi che si stanno addensando sempre più sugli esercenti albergatori. Non sfugge a nessuno quanto il 2011 sia stato uno degli anni più duri che la categoria ricordi nel recente passato. La crisi economica, le cui avvisaglie si erano manifestate nel 2010 dopo anni non certo rosei, ha spiegato tutti i propri effetti negativi negli ultimi dodici mesi. E non è finita! Indagini e sondaggi nel nostro settore, purtroppo, dimostrano che la maggior parte degli imprenditori si aspetta un peggioramento della situazione. Oltre agli effetti negativi delle condizioni meteorologiche sulla ristorazione (basti pensare a un mese di luglio come non si registravano da 50 anni), ciò che ha penalizzato in misura determinante il settore, è stata la forza della nostra moneta; l’intervento della Banca Nazionale che ha fissato il tasso di cambio a 1.20, non è stato sufficiente, anche perché le nostre imprese sono vicino al confine, con sempre più clienti residenti in Svizzera che si recano nei ristoranti oltre frontiera. A ciò si aggiungano elementi come la concorrenza accresciuta dell’offerta transfrontaliera, il fatto che la “Destinazione Ticino” non è sempre liberamente accessibile e dipende dalla galleria del San Gottardo, un ordinamento giuridico spesso eccessivamente burocratico, la liberalizzazione del mercato che favorisce il proliferare di esercizi pubblici, l’esistenza di troppi cartelli sui beni di prima necessità e agroalimentari in genere. Dopo quanto precede è chiaro che in Ticino, la situazione sia peggiore che a livello nazionale, con perdite che superano, a seconda dei casi, il 20%, anche se il fenomeno varia molto da zona a zona e non rappresenta ancora una costante. Su alcuni di questi fattori è possibile intervenire come federazione, su altri no. GastroTicino ha reagito, pertanto, mettendo a disposizione dei propri associati nuovi servizi e promuovendo campagne che invitano a scegliere i ristoranti ticinesi; prova ne sia che i soci sono aumentati passando dai 1.564 del 2010 ai 1.658 del 2011. Ma la federazione ha anche informato e trattato con i politici (oltre che con gli enti e le altre associazioni di categoria), affinché possano, con decisioni coraggiose e lungimiranti, favorire l’instaurarsi di condizioni quadro più favorevoli al settore. Un esempio su tutti è l’IVA. In settembre sono state depositate le 119.290 firme dell’iniziativa federale lanciata da GastroSuisse contro un’IVA che discrimina la ristorazione. Basti pensare che lo stesso alimento venduto da un ristorante paga l’8% di IVA, mentre in un take-away o al commercio al dettaglio è tassato al 2,5%. Di recente il Consiglio Nazionale ha accettato il principio che per il prossimo anno gli alberghi, che ora soggiacciono a un tasso del 3,8%, vedano soppresso il tasso IVA solo per il pernottamento alberghiero; ciò che soddisfa i nostri 5.000 piccoli alberghi a livello nazionale, con la speranza che la misura sia approvata in primavera anche dal Consiglio degli Stati. Purtroppo, la ristorazione continua a pagare l’8%. Ma GastroSuisse si batterà ancora affinché la ristorazione non sia la “Cenerentola” del turismo continuando a essere tassata con un balzello che discrimina. Il Consiglio Federale dovrà ora proporre due tassi IVA e GastroTicino è fiduciosa che la ristorazione possa godere di quello più ridotto. In questo senso la federazione lancia un appello ai politici, e in particolare alla Deputazione ticinese alle Camere federali, affinché si facciano portavoce delle richieste di un settore sempre più in difficoltà. Nel 1995 quanto entrò in vigore l’IVA il settore la assunse in toto, senza farla pagare ai clienti tramite aumenti dei prezzi. O

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