Cerca e trova immobili
Ospiti
Alessandro Lucchini - Un Sì critico all’iniziativa 1:12 per salari equi
Redazione
13 anni fa

L’iniziativa “1:12 per salari equi” lanciata dalla Gioventù Socialista (GISO) e che andremo a votare il prossimo 24 Novembre ha il pregio di mettere al centro del dibattito politico il tema della crescente disuguaglianza in Svizzera. L’iniziativa ha tutti i presupposti per essere un primo “granello di sabbia” nella macchina del sistema, e spingere così verso una potenziale maggiore uguaglianza salariale, e dunque anche sociale.

Esistono però alcuni punti critici che dovrebbero essere analizzati. I principali riguardano la possibilità, per la parte padronale, di riuscire ad eludere la limitazione salariale proposta dal testo di legge.

In particolare essa rischia di sottovalutare la capacità delle aziende di utilizzare i sempre più variegati e complessi strumenti finanziari a questo scopo. Molto spesso tali strumenti sono difficilmente individuabili nella contabilità aziendale, e dunque facilmente oscurabili.

Inoltre non è da sottovalutare la possibilità che le aziende sfuggano alle limitazioni imposte modificando la loro struttura aziendale. Esse verrebbero spinte a dividere un’unica società in due o più aziende legate comunque, ad esempio, da contratti di outsourcing. Ognuna di queste nuove entità occuperebbe solo lavoratori con una simile struttura salariale. In questo modo l’iniziativa 1:12 sarebbe aggirata poiché quest’ultima considera solo le differenze salariali all’interno di una stessa azienda. Questo meccanismo causerebbe un’ennesima frammentazione della classe lavoratrice, già oggi fortemente parcellizzata, il che comporta anche problemi a livello sindacale.

Non da ultimo è criticabile la scelta del rapporto 1:12 tra salario più basso e più alto. Essa è dovuta ad una questione prettamente etica: nella stessa azienda nessun lavoratore può guadagnare in un mese più di quello che guadagna un altro lavoratore in un anno. L’individuazione di un rapporto così importante sarebbe meglio giustificata da un’analisi oggettiva della disuguaglianza salariale nel nostro paese, basata cioè su modelli economici che mostrano come le economie disuguali tendono ad essere meno solide di quelle più eguali.

In questa campagna se ne sono sentite di tutti i colori da parte della destra liberale, i cui allarmismi – supportati da ingenti finanziamenti - sembrano dettati più dall’ideologia che non da un’accurata analisi della società. L’entrata in vigore dell’iniziativa Minder permette agli azionisti di decidere la massa salariale destinata ai Manager. L’introduzione della 1:12 porterebbe gli azionisti a dover decidere su una massa salariale inferiore o uguale a quella attuale. L’eventuale risparmio sarebbe presumibilmente incamerato sotto forma di un aumento dei dividendi distribuiti agli azionisti o come crescita delle riserve aziendali. Non c’è dunque nessun motivo per credere che vi sarà un aumento delle imposte per i contribuenti o un aumento dei licenziamenti.

Oltre a correggere queste storture del sistema economico vigente, sarebbero da appianare con la stessa urgenza le differenze salariali tra regioni (in Ticino si guadagna circa 1’000 franchi in meno rispetto alla Svizzera tedesca) e tra uomini e donne. Le divergenze di ricchezza più preoccupanti rimangono però quelle patrimoniali, per le quali, nell’ottica della loro riduzione, sarebbe necessaria una tassa patrimoniale come “la Tassa dei Milionari”.

Alessandro Lucchini, Responsabile Dipartimento Economia del Partito Comunista

© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata