Cerca e trova immobili
Ospiti
Alessandra Gianella - La Svizzera ha detto no
Redazione
12 anni fa

La Svizzera ha detto no alla chiusura, no alla lotta alla ricchezza e no all’indebolimento della nostra Banca nazionale

Tre volte no, una decisione compatta e condivisa, senza Polentagraben o Röstigraben. Oggi il popolo svizzero ha scelto di non chiudersi ulteriormente e dare ancora fiducia alla politica, senza lanciare messaggi ostili e pericolosi. Da tempo il dibattitto si è infiammato sui tre temi in votazione, tutti eravamo con il fiato sospeso aspettando i fatidici risultati di queste tre iniziative, che a loro modo volevano mettere in ulteriore difficoltà la situazione del nostro paese.

Scendendo nelle piazze per parlare con la gente, si è percepito che il clima è molto teso, la gente si lamenta e ha perso la pazienza, vuole soluzioni concrete immediate, per risolvere i problemi che da tempo pesano sul nostro territorio. Quale migliore condizione di partenza per fare presa sui risentimenti e raccogliere consensi con iniziative che, a prima vista sembrano lungimiranti, ma che poi scavando tra le argomentazioni si sono rivelate un semplice specchietto per le allodole, senza proporre soluzioni che avrebbero giovato al paese.

Ecopop è stata presentata come l’iniziativa per fermare lo sfruttamento del territorio e la crescita esplosiva, quando in realtà lo scopo nudo e crudo era quello di usare tutti i mezzi per limitare ulteriormente l’immigrazione e insistere con ulteriori 200 milioni all’anno per dettare la pianificazione nei paesi poveri convincendo le persone a fare meno figli (così che poi non ce li saremmo trovati a bussare alla porta), nonostante la popolazione avesse già votato a favore di una limitazione in tal senso il 9 febbraio.

L’iniziativa per l’abolizione dei forfait fiscali ha tentato invano di creare il risentimento nei confronti dei globalisti, che hanno la sola colpa di essere contribuenti facoltosi tassati in base al dispendio. Contribuiscono alle nostre entrate e alla creazione di ulteriori posti di lavoro, in un momento in cui le nostre finanze cantonali non navigano nell’oro, visto che questi contributi ci permettono di contare su delle entrate che altrimenti dovremmo trovare altrove. Perché quindi accanirsi?

L’oro della Banca nazionale non doveva essere salvato per alcun motivo, il titolo accattivante non è bastato per costringere la BNS ad acquistare subito 65 miliardi in oro, accumulando grossi quantitativi che avrebbero rimesso in discussione la sua indipendenza e la capacità di realizzare utili a scapito di Confederazione e cantoni, una gigante zavorra d’oro che luccica sì, ma che in periodi di crisi sarebbe poi rimasta inutilmente rinchiusa nelle nostre casseforti, visto che questo oro non l’avremmo più potuto vendere.

Il voto di oggi ha dimostrato che è giusto mettere in discussione quello che non funziona, cercare nuove soluzioni ai problemi e non accontentarci di scelte accattivanti che fanno presa sulle paure, ma che poi in realtà non risolvono in nessun modo i nostri problemi. È un bel giorno per la politica, il popolo sovrano è disposto a crederci ancora, ma per ripagarlo di questa fiducia dobbiamo continuare a lavorare tutti insieme e mettere in pratica la volontà popolare anche delle votazioni passate che non tutti hanno digerito. Non possiamo fare finta di niente, anche noi siamo confrontati quotidianamente con molti problemi, dai frontalieri, alla difficoltà di trovare lavoro, all’aumento della spesa che poi si ripercuote su ogni singolo cittadino. Il popolo vigila e non è più disposto ad aspettare ancora a lungo, cosa che come è chiara a tutti, oltre a generare malcontento provoca una grande astensione e quella maledetta frase che ormai sentiamo sempre più spesso: “Non vado a votare perché tanto non cambierà niente.”

Dimostriamo che la realtà è diversa.

Alessandra Gianella, presidente GLRT Locarnese e Vallemaggia

© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata