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Alberto Togni - Un "like" conta eccome!
Alberto Togni - Un "like" conta eccome!
Alberto Togni - Un "like" conta eccome!
Redazione
11 anni fa

Facebook è indubbiamente il social network di maggior successo di sempre.

Nato nelle stanze di Harvard da un'idea dello studente Mark Zuckerberg e altri tre compagni, si è rapidamente espanso al di fuori dell'istituto, penetrando con una violenza inaudita nella società, al punto che oggi risultano iscritte più di 1,4 miliardi di persone le quali si scambiano, attraverso la piattaforma, foto, opinioni, oggetti e addirittura lavori.

È in un contesto del genere che si può assistere allo sviluppo del cosiddetto Prosumer. Come indica il termine, si tratta dell'unione tra produttore e consumatore. L'utente infatti, convinto di "consumare" il servizio offertogli da Facebook postando contenuti, in realtà è allo stesso tempo il riproduttore della piattaforma stessa, in quanto genera per l'appunto contenuti, visualizzazioni pubblicitarie e fornisce un'enorme quantità di dati all'azienda californiana. Cosa ottiene in cambio il Prosumer? Nulla.

Potrà sembrare una questione banale e la gente tenderà a pensare "Io su Facebook ci passo il mio tempo libero, le mie entrate provengono da altro", ma in realtà stiamo presenziando alla nascita di una categoria di lavoro, per la verità portata avanti in maniera piuttosto inconscia, che non viene minimamente retribuita. Va da se inoltre che il potere contrattuale del singolo, per quanto riguarda almeno Facebook, è pari a zero. Se per assurdo da un giorno all'altro mille persone incrociassero le braccia davanti alla tastiera, Facebook potrebbe comunque contare sul restante miliardo e mezzo di "lavoratori", ansiosi di mostrare le foto delle ultime vacanze.

La questione che sollevo non intende essere di carattere moralista, sono il primo a fare uso del social network e ne riconosco le molteplici potenzialità. Ciò su cui voglio porre l'accento è che questo tipo di azienda non genera alcuna entrata nel territorio in cui opera, a eccezione di dove è situata la casa madre per quanto riguarda il prelievo fiscale.

Quindi, volenti o nolenti, oggi anche il semplice postare in Facebook genera profitti e ne consegue un sempre maggiore spostamento della ricchezza dal mondo intero alle regioni in cui queste imprese effettivamente risiedono (ovvero nei principali centri capitalisti). Il tutto realizzato attraverso il "lavoro" gratuito di milioni di persone. Dal momento che chiedere a Facebook di inserire una retribuzione per ogni utente iscritto è, perlomeno per ora, completamente irrealistico, andrebbe come minimo rivista la procedura di tassazione nei confronti di questa particolare tipologia di azienda, andando a colpirla anche al di fuori dell'ubicazione della "Casa madre" permettendo quanto meno di portare un minimo di equità nella ridistribuzione della ricchezza generata dal Prosumer.

Questa nuova evoluzione del mercato del lavoro dovrebbe inoltre generare una seria riflessione a sinistra, ancora troppo immersa nella tradizione laburista che inizia ad essere superata dall'evolversi del capitalismo. Analisi che in Ticino il Partito Comunista è intenzionato a fare per rilanciare - finalmente - una Sinistra 2.0.

Alberto Togni

Candidato al Consiglio nazionale per il Partito Comunista

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