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Alberto Togni - Fischenaffäre 2.0
Alberto Togni - Fischenaffäre 2.0
Alberto Togni - Fischenaffäre 2.0
Redazione
11 anni fa

A tutti noi sta a cuore la nostra sfera privata e la protezione delle informazioni. Parlare di questo tema, tornato alla ribalta con la recente decisione del parlamento federale, ci permette di tornare su una pagina oscura della nostra storia nazionale che vale sempre la pena ricordare.

Nel 1989, a seguito di alcuni dubbi sull'operato della Bundespolizei, la polizia federale, fu istituita una commissione parlamentare d'inchiesta, in cui sedeva il ticinese Werner Carobbio. Poco tempo dopo scoppiò quello che divenne il famoso Fischenaffäre, lo scandalo della schedature. L'opinione pubblica venne a conoscenza del fatto che i servizi segreti svizzeri avevano collezionato tra i 700 e i 900mila dossier, contenenti innumerevoli informazioni riservate sugli spostamenti e le opinioni di cittadini svizzeri e stranieri: si stimò che circa un cittadino su sette fosse stato schedato. I più colpiti furono personalità e organizzazioni di sinistra, in Ticino particolarmente esponenti dell'allora PSA o del Partito Comunista (che allora si chiamava Partito del Lavoro), così come cittadini dell'Europa dell'Est. Ma il dossieraggio si era spinto anche a studi legali, organizzazioni studentesche, orfani della Croce Rossa e altri cittadini certamente non considerabili come attivisti eversivi. La popolazione scese in piazza in massa e fu pure lanciata un'iniziativa popolare, la quale fu però messa in votazione circa un decennio pìù tardi, solo nel 1998, quando le acque si erano oramai del tutto calmate, così da farla fallire.

Possiamo dopo questa premessa tornare all'oggi: venerdì 25 settembre, infatti, il Parlamento ha adottato la nuova Legge sul Servizio di Informazioni, che permetterà un pericoloso ampliamento della sorveglianza di massa in Svizzera. Il testo autorizzerà in effetti il Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC) a dotarsi di nuovi mezzi per la raccolta di dati, dalle cimici ai cosiddetti Trojan, utilizzati per inserirsi in sistemi informatici. È addirittura prevista l'esplorazione dei segnali via cavo, che significa il totale controllo di qualsiasi dato che scorre attraverso il paese, e-mail, telefonate, ricerche e così via. Tutto questo potrà essere realizzato sulla base di semplici supposizioni.

La sorveglianza preventiva è una pericolosa e grave violazione della sfera privata di ogni individuo e il fatto che tale politica venga portata avanti in contemporanea a quanto sta venendo alla luce sull'operato dell'NSA (l'agenzia di sicurezza nazionale statunitense, i cui metodi sono stati svelti da Edward Snowden) e del GCHQ (il corrispettivo britannico) lascia purtroppo presagire una certa noncuranza nei confronti dei diritti alla privacy dei cittadini svizzeri. A tutto ciò possiamo però opporci, sostenendo il referendum lanciato dall'Alleanza contro lo stato ficcanaso, onde evitare che siano gettate le basi legali per una ignobile sorveglianza di massa.

Alberto Togni, candidato al Consiglio nazionale per il Partito Comunista

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