
Sta arrivando il tempo delle decisioni difficili per molte imprese ticinesi, costrette dalla forza del franco svizzero a incidere su ogni voce di costo aziendale e a comprimere, ancor più di quanto sia già stato fatto, i margini di guadagno, per cercare di mantenere i prezzi di vendita ad un livello che consenta di competere con la concorrenza internazionale. Purtroppo, di fronte al tergiversare dei sindacati, non si potrà prescindere dalle negative ripercussioni sul mercato del lavoro. Almeno dalla scorsa estate molte imprese ticinesi stanno discutendo, direttamente con il personale oppure, laddove presente, con il sindacato le soluzioni più opportune per far fronte alla crisi derivante dal franco svizzero forte, che ha prosciugato i margini di guadagno – qualche azienda lavora già in perdita da tempo – e che getta diverse ombre sulla capacità di rimanere competitivi rispetto alla concorrenza internazionale. In alcuni casi è stato possibile trovare un accordo tra le parti, permettendo così di salvaguardare diversi posti di lavoro. In molti altri casi invece, le trattative si trascinano da settimane e si stanno prolungando oltre il termine comprensibile senza portare ad alcun risultato concreto. Purtroppo si avvicina la fine dell'anno e con essa il momento delle decisioni che dovranno procurare effetto nel 2012. Qualora non sarà possibile trovare nel breve termine opportuni accordi tra le parti contraenti, sarà inevitabile il verificarsi di licenziamenti della manodopera, delocalizzazioni parziali all'estero e dismissioni di attività produttive. A detta dell'AITI e all'indirizzo delle imprese industriali del cantone Ticino, nonché delle istituzioni, della politica e dell'opinione pubblica, appare necessario ribadire e sostenere quanto segue: L'eventuale presenza del sindacato in azienda non può prescindere dal rapporto diretto fra l'impresa e i propri collaboratori, che deve essere continuamente alimentato. Non bisogna pertanto dimenticare che il dialogo diretto e personale fra l'azienda e i suoi collaboratori costituisce la via privilegiata e opportuna, particolarmente nei momenti di crisi e di difficoltà. -Il pagamento del salario in euro o in altra moneta è perfettamente legale. Recentemente le Camere federali hanno respinto una mozione che voleva vietare il pagamento dei salari in moneta straniera. In un contesto nel quale esistono numerosi rapporti di lavoro a carattere internazionale, deve essere possibile pagare salari in moneta estera; naturalmente attraverso le misure d'accompagnamento alla libera circolazione delle persone bisogna evitare il dumping salariale. -Come indicato nella risoluzione adottata lo scorso 24 agosto da AITI e Cc-Ti, per fronteggiare il franco forte occorre intervenire su ogni voce di costo aziendale, fra cui anche i costi salariali. In quell'occasione si è indicato alle aziende e si è chiesto all'Autorità cantonale «di considerare la grave situazione causata dal franco forte e di condividere nella valutazione dei livelli salariali la determinazione di un valore minimo di cambio di almeno 1 franco e 30 centesimi per euro come riferimento nella fissazione del salario».A tutt'oggi il contesto monetario non è mutato sufficientemente per permettere di venire meno a questa indicazione. L'instabilità finanziaria a livello internazionale, le prospettive di contrazione della crescita economica nel 2012 e le fondate preoccupazioni legate ad una frenata degli ordinativi presso le aziende svizzere, stanno a indicare che i prossimi mesi saranno molto difficili per le imprese ticinesi.- La flessibilità necessaria per far fronte alle conseguenze negative del franco forte deve concernere anche tutti i costi aziendali, quindi pure quelli salariali. L'adozione nei contratti di lavoro di cosiddette «bande di oscillazione» concordate del salario secondo l'evoluzione del rapporto di cambio tra franco svizzero ed euro, ha lo scopo di mantenere la competitività delle imprese già a partire da
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