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AI: un cerotto per affrontare un’emorragia
Redazione
17 anni fa
Marco Chiesa

È dagli anni novanta che la nostra assicurazione invalidità ci sta sfuggendo dalle mani. Le rendite versate sono in effetti passate da circa 164'000 a quasi 300'000 in meno di vent’anni. Ciò significa che ad oggi il 5,4 % delle persone in età lavorativa beneficia di rendite AI, rispetto al 4,3% del 2000 e al 3,2% del 1992. Da notare che delle 294'080 rendite AI accordate nel 2008, 42'018 sono state esportate all’estero. Si tratta di un capitolo spinoso questo dell’esportazione dei soldi dell’AI e della relativa lotta agli abusi all’estero come esemplarmente dimostrato dal progetto pilota in Kosovo. Quest’ultimo, infatti, ha dovuto essere frettolosamente abbandonato per motivi di sicurezza dopo che la ditta incaricata sul posto si é vista costretta a porre un termine alle proprie operazioni di sorveglianza a seguito delle serie minacce di morte ricevute. Non ho dubbi che tutti converranno sul fatto che in questo ambito molta strada debba ancora essere fatta al fine di garantire un aiuto mirato a chi lo necessita veramente, separando le persone bisognose di un reale sostegno dai vili dissimulatori. Al di là della dovuta lotta agli abusi, vi sono elementi di riflessione e valutazione anche nel fatto che il 40% delle nuove rendite AI è ascrivibile ad un disturbo psichico e tra i giovani tra i 10 e i 34 anni lo si ritrova addirittura nell’80% dei casi. La diretta conseguenza di queste diagnosi psichiche e ottenimento dell'AI é stata l'esplosione delle rendite in questo ambito, infatti, nel 1990 26'418 persone hanno ricevuto una rendita AI per malattie psichiche mentre nel 2006 quasi quattro volte tante, ossia 91'590. Insomma la coperta é divenuta man mano, anno dopo anno, sempre più corta e al fine di finanziare gli oneri crescenti dell’AI sono stati aumentate le percentuali dei prelievi salariali e trasferiti dei fondi dell’Indennità perdita di guadagno all’AI per un totale di oltre 21 miliardi di franchi supplementari che, alla resa dei conti, si sono dimostrati assolutamente insufficienti per fronteggiare la deriva di questa assicurazione. Un nuovo finanziamento, per di più economicamente e socialmente nocivo come quello proposto dalla Berna federale tramite l’aumento dell’IVA, aumento in teoria provvisorio ma che in pratica risulterà essere definitivo, come egregiamente dimostrato nel recente corsivo dell'economista Paolo Pamini, rappresenta un palliativo inutile e controproducente in quanto toglierebbe la pressione sull’AI che, al contrario, deve imperativamente rimanere alta in maniera tale da imporre immediate riforme strutturali. La recessione economica e i continui aumenti dei costi delle casse malati, dell’elettricità e dei servizi pubblici sconsigliano, inoltre, vivamente l’aumento dell’IVA. Esso comporterà un maggior onere complessivo pari a circa 1,2 miliardi di franchi, maggior onere che d’altronde graverà sproporzionatamente sulle spalle delle famiglie e dei meno abbienti. Insomma proprio quello che non bisognerebbe fare di questi periodi! L’UDC ha sempre combattuto gli aumenti delle imposte, delle tasse e dei prelievi. Riteniamo, infatti, che non si debba ad ogni occasione sottrarre del denaro dalle tasche dei cittadini e che l’AI debba essere radicalmente e risolutamente riorganizzata in maniera da eliminare quanto più possibile possibili abusi destinando i soldi alle attività meritorie e alle persone che, purtroppo, versano in reali condizioni di invalidità. Occorre dunque coraggio politico, quello che i partiti di centro hanno da tempo perso per strada.Marco Chiesa, granconsigliere UDC

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